Lenostrepaure – “Nessuno accanto”

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Nella mia città non succede mai nulla di bello, ma ci sono persone che sanno emozionare con una chitarra e qualche parola. E in quegli accordi c’è tutto quello che vorresti dire.

Lenostrepaure hanno scritto Nessuno accanto. Suonano da Brescia e raccontano di Firenze, di notti sospese ad aspettare un messaggio che non arriva, di sogni che tardano a realizzarsi. Ci sono i progetti grandi quando continenti, le piazze di tutta Italia da visitare e tante speranze. C’è anche quella solitudine sempre addosso, che non ti abbandona mai. La stessa che ti fa sentire solo anche tra sette miliarsi di persone.

Le sonorità della band viaggiano sull’emo melodico con sfumature post-rock, dolci e atmosferiche. Dai lavori precedenti hanno mantenuto quella dimensione cantautoriale che da sempre li ha contraddistinti. Quel modo di raccontare, con le parole e con gli accordi, i pensieri di ogni giorni è rimasto e in queste nuovi canzoni ha raggiunto una poetica forte, struggente. “Capelli corti” e “Bagnandoci” danno vita a immagini che si vivono con tutti i sensi.

Della mia città non c’è molto da dire, ma le persone che la vivono hanno sempre qualcosa da raccontare.

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Lenostrepaure – “Nessuno accanto”

ZZ & Fato W – “Shinobi” EP

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L’unico stile di rap che dovrebbe sempre andare di moda è quello fatto bene. Il resto sono solo pensieri annoiati su Facebook, stories su Instagram con il solo scopo di dare visibilità a qualche youtuber che non ha ancora capito come utilizzare al meglio il proprio tempo. Questo vale in generale, ma vista la popolarità che da diversi anni a oggi ha acquisito il rap, è ora di mettere un po’ le cose in chiaro. E anche in questo caso è giusto che sia la musica a parlare.

Shinobi è il lavoro solista di ZZ, membro della crew bolognese OTM. Le strumentali sono firmate da Fato W che propone un sound decisamente fresco e d’impatto. Le sonorità appartengono a quella nuova ondata che mantiene allo stesso tempo un legame con la “vecchia scuola”, con le cosiddette “radici”. Gli scratch presenti nei pezzi “Shuriken” e “Ryu” ne sono un chiaro esempio, opere di RjD Django.

Ciò che colpisce maggiormente di questo EP sono le diverse influenze che si incontrano all’interno. C’è il groove. C’è la presa bene. C’è la strumentale che asseconda i pensieri dell’MC, da quelli più conscious a quelli che snocciolano punchline senza mai esaurirsi. ZZ dà prova di grandi capacità liriche, insieme a un flow vario e preciso. Le rime e gli incastri sono invidiabili a molti dei rapper che dicono di essere i soli a spaccare. Talvolta è quasi difficile stargli dietro.

L’EP di ZZ e Fato W è un esperimento uscito al meglio. OTM aveva già dato prova di essere un collettivo dinamico, pronto a viaggiare su flussi inesplorati e a proporli con grande personalità. Il risultato finale è degno di attenzione e capace di creare un interesse meritato attorno al progetto.

Questo è il rap fatto bene. Questo è il rap che dovrebbe andare di moda.

ZZ & Fato W – “Shinobi” EP

Dhole – “Dove mitigano i dubbi e nascono credenze”

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Ultimamente i miei ascolti sono diversi dal solito. Variano in genere, in immaginari e non credo ci sia un filo conduttore che li lega. Inizio quasi a credere che si possa davvero ascoltare “di tutto”.

Tra i diversi generi, uno in particolare sta prendendo più spazio di altri. Sarò sentimentale o forse è a causa di questo marzo troppo caldo che mi confonde le idee sui vestiti, sulle cose da fare e su quelle da lasciare in parte. Forse perché è il mese in cui cresco di un anno o forse perché qualcuno fa musica come si dovrebbe. O almeno, come piace a me.

Ci siamo capiti. Marzo è il mese emo. E se avete amici tristi c’è una perla che dovete consigliare, per fare bella figura e per fargli capire che non è solo.

Dove mitigano i dubbi e nascono credenze è l’ultimo disco dei Dhole, band rivelazione e tra le più promettenti. L’album è uscito a novembre dello scorso anno e nessuno l’ha ancora tolto dal giradischi.

Sei canzoni e un mare di emozioni. Il disco è qualcosa di così intimo che non è facile descrivere. E anche i suoni, dolci e morbidi smuovono le acque del mare che ognuno ha dentro. Accompagnano la voce che si racconta all’ascoltatore, di cosa ha vissuto e cosa lo ha spinto a scrivere questa musica. Parla di dove sono nate le credenze e, forse, anche le incertezze.

Si ascoltano sonorità emo precise, calde. La band sperimenta nelle sfumature screamo, nei testi, risultando così un disco interessante sia per gli amanti del genere, sia per coloro che lo stanno conoscendo ora. Non c’è migliore inizio e migliore scoperta.

L’emo ci salverà.

Dhole – “Dove mitigano i dubbi e nascono credenze”

Quercia – “Di tutte le cose che abbiamo perso e perderemo”

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Il secondo disco è sempre difficile, soprattutto se il primo è andato particolarmente bene. Posso solo immaginare le ansie, le incertezze, il peso sulle spalle che si avverte in quei momenti, quando provi i pezzi nuovi e non sai che pensare. Gli amici ti dicono che è tutto bello, ma non ti fidi mai. Vuoi qualcosa di più. Vuoi qualcosa che non ti soddisfa.

Da ascoltatore posso solo essere contento per quelle band che scopro agli esordi e ritornano di tanto in tanto con nuove canzoni da suonare. E succede, come in questo caso, che riesco ad amare ciò che il tempo, le esperienze quotidiane e la voglia di urlare siano d’aiuto per chi scrive. Mi considero un buon tifoso.

Il nuovo disco dei Quercia è stato uno dei più attesi sin da quando i ragazzi l’hanno annunciato. Non è vero che non ho più l’età ha fatto conoscere la band in tutta Italia, presentandola come una delle realtà più interessanti della scena musicale indipendente. Il lavoro di arrangiamento, scrittura ha confermato quanto la band fosse una ventata di aria fresca. Il tempo ha dato ragione ai loro sforzi.

Di tutte le cose che abbiamo perso e perderemo presenta atmosfere più buie rispetto al primo lavoro della band. E non è da intendere in senso malvagio, ma intimo. Si ascolta una sorta di sguardo interiore che sonda le giornate e il modo in cui queste sono riempite o svuotate dalle persone. Lo spazio di una finestra, di un corridoio evocano ricordi che ritornano più di quanto dovrebbero.

I Quercia si raccontano con sonorità emo che toccano la ferita aperta e creano un flusso che forse non trova una vera e propria fine. In dodici canzoni è difficile fare i conti con se stessi, con quelle cose che sono più grandi di noi. Come le torri.

Non è una novità che l’emo stia tornando con un suono rinnovato, “fresco” come direbbero alcuni. Termine brutto, diciamolo, ma purtroppo rende l’idea. E i Quercia sono la band che serviva a questo genere.

Quercia – “Di tutte le cose che abbiamo perso e perderemo”

Carlo Corallo, la Sicilia nei versi

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Nei giorni scorsi ho letto qualcuno affermare che chi fa rap non può essere un cantautore perché non riuscirà mai a raccontare una storia in modo vero, poetico, intimo. Mi sono promesso che da grande non sarò mai come questo genere di persone.

Chiariamo. Sì, anche con il rap si può raccontare una storia che non contenga per forza sparatorie e borse piene di soldi. Anche con il rap si possono evocare immagini, luoghi, sapori e tradizioni che sono lontane dal nostro immaginario.

Una volta capito questo si può continuare.

Carlo Corallo torna con una nuova canzone dopo aver scritto un disco che continuo ad ascoltare e un EP dal titolo Dei Comuni con cui ho conosciuto una parte di Sicilia. Il Tradimento, canzone appena pubblicata, porta in tavola il sapore e il profumo degli agrumi e le chiacchiere dei paesani in lontananza che non tardano a dare la propria visione del mondo. E hanno ragione loro, dicono.

“Il Tradimento” è un titolo forte. A primo impatto sembra rimandare a una rottura, suona come se fosse irrecuperabile. Cosa ti ha portato a scrivere questo pezzo? Ho avuto l’imput iniziale per la scrittura de “Il Tradimento”, guardando il film “Le Fate Ignoranti” di Ferzan Özpetek. Da lì, ho deciso di creare una storia ambientata in Sicilia, in cui la moglie scopre il tradimento del marito da vari dettagli, quale l’assenza di alcune arance a tavola, alimento che il marito non puó mangiare. La donna, così, decide a sua volta di tradirlo con una collega. I rispettivi tradimenti creeranno un equilibrio nella coppia, più che una rottura. Il racconto si chiude chiedendosi se questo tipo di rapporto possa corrispondere all’amore vero, celando il dubbio in una similproposta di matrimonio. E questo forse è l’unico accenno ad una possibile rottura.

Ritorna la Sicilia e non fa solo da sfondo. Sembra agire, creare le situazioni che racconti. La nuova canzone continua un po’ il lavoro iniziato con “Dei Comuni“? Ho scelto la Sicilia come scenario perché in essa è presente ancora una grande cura della tradizione. Volevo paragonare l’amore tradizionale, ricco di valori e di anniversari, che potremmo definire “l’amore dei nostri nonni”, all’amore fast food di oggi, fatto di Tinder, di “ciao, grazie” e di razionalità. Personalmente, sono favorevole ad entrambe le formule, perché quando c’è affetto tra due persone va sempre bene, che duri mezz’ora o 30 anni. Mettere a confronto questi mondi così diversi è il vero fulcro del brano, da interpretare sia con serietà che ironia. Direi che il brano si distacca dai racconti precedenti di “Dei Comuni” in quanto a sound, ma in un certo senso ne rievoca i luoghi e le sensazioni in ambito descrittivo.

Farà parte di un lavoro più grande? Nel prossimo futuro mi dedicheró a fare uscire singoli, guidati da un unico filo conduttore: strumentali al pianoforte, caratterizzate da un suono più “orchestrale” e meno elettronico. Questa scelta rende maggiormente stimolante cimentarsi con la scrittura e con la tecnica in particolare, essendo più difficile scrivere slegandosi da una batteria che scandisce il tempo, tipica dei pezzi rap. Esprimersi in questo modo rende la parte rappata, quasi parlata e ció facilita l’ascoltatore nella comprensione. È come se un amico gli raccontasse una storia di persona. Potrebbe essere interessante riunire questi pezzi in futuro.

Ascoltate “Il Tradimento”. E dite agli amici che il rap non è solo un video fatto bene su YouTube.

 

Carlo Corallo, la Sicilia nei versi

Riviera – Contrasto

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Finalmente. Per diverso tempo ho continuato ad ascoltare un disco che mi ha fatto scoprire un genere nuovo, un modo diverso di parlare e suonare, dicendomi più di intere discografie. In auto e a casa, lo ascoltavo sempre.

Sono del parere che un album non debba essere qualcosa di forzato, qualcosa che serva solamente a dimostrare l’enorme quantità di idee partorite in sala prove ed apparire così super produttivi. Credo che debba scorrere, che debba essere spontaneo.

Questo è uno dei casi in cui l”attesa ha reso tutto più speciale, più vero. E sono bastate otto canzoni.

Finalmente, i Riviera.

Contrasto è il titolo della loro ultima fatica che, uscita una decina di giorni fa, ha fatto prendere un bel respiro di sollievo a molti ascoltatori. Serviva un disco del genere nel nostro panorama musicale? Sì, ovviamente sì.

Ritorna il loro stile, dolce e struggente, così sincero che ho faticato a ritrovare in molti altri ascolti. Dall’album omonimo del 2014 si ascolta una certa maturità, un’esperienza più profonda. Si ha davanti un uomo che non invecchia, ma diventa più forte perché imapara, forse, dai priopri errori. O semplicemente affronta ciò che ha davanti, sperando che tutto possa andare nel verso giusto, almeno per una volta.

I Riviera mi hanno sempre colpito per il tempismo delle parole. Capire quando cantare e quando lasciar parlare la musica non è cosa da tutti, ma a loro viene naturale. “Michele in bici” è quel pezzo che ferma tutto per un attimo, nonostante sembra sia in corsa. Ricordate “Calanchi“?

Notevole inoltre il contributo della voce degli Storm(o) in “Terrazzo“, si spera di sentire sempre più canzoni del genere.

Finalmente.

Riviera – Contrasto

Frana – “Awkwardwards”

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Finalmente l’estate sta per finire e presto si tornerà ad ascoltare musica con l’aria triste dell’autunno. Anche se devo sinceramente ringraziare questo periodo perché mi fa sempre scoprire bellezze nascoste.

Tra queste c’è il nuovo disco dei Frana, band milanese di cui avevo già parlato all’uscita del loro split con gli Opiliones. Tornano con Awkwardwards, un album di undici pezzi che mostrano la nuova tappa segnata da questi ragazzi. Andiamo con ordine, più o meno.

La band dice che “suona forte e parla di cose a caso”. Ora, i brani sono tutti molto precisi e propongono un post-punk contaminato da sonorità noise rock che creano un effetto piacevole. Alcuni passaggi mi hanno ricordato l’atmosfera che si respira in molti dischi hardcore inglese. Non mancano le parti più intime e introspettive, vaporose come fantasmi. Ascoltare la canzone “Carbon paper ghost” per crederci.

I testi. Anche qui c’è quella vena non-sense che la band non nasconde. Eppure si incontrano versi, spesso semplici, ma di una bellezza struggente. E sì, queste piccole cose fanno la differenza.

Give me back the days I wasted trying

to pile some rocks and call that home

Riconosco una mia mancanza. Spesso non mi soffermo mai sulla copertina che dovrebbe meritare sempre una certa attenzione. In fondo, è parte del lavoro. E menzione speciale va a quella di questo disco, realizzata da Silvia Sicks, che riesce a riprendere perfettamente l’atmosfera che si ascolta. I colori, quella dimensione un po’ lisergica, i dinosauri, la strada che poi vola. Perfetto.

Voto alto, tanto alto.

Frana – “Awkwardwards”