The Mild – “Coffin Tree”

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Vado dritto al punto come fanno loro.

The Mild, band che sicuramente apprezzerete se amate suoni diretti e pesanti, tornano con una nuova fatica dal titolo Coffin Tree. Già con il precedente Left To Starve, il trio si era fatto conoscere per un suono hardcore dai forti richiami grind. Non hanno tardato a presentarsi in parecchie situazioni importanti, in Italia e all’estero. Tre anni hanno fatto più che bene.

Il nuovo album è composto da dieci tracce, di un incredibile impatto. “The lord has fallen”, il pezzo che apre le danze, anticipa un po’ il mood che si incontra nel proseguo dell’ascolto con la sua violenza e il massiccio muro di suoni che imbastisce. I ritmi sono serrati, veloci, pesanti e solo in alcune occasioni rallentano concedendo una pausa apparente. Si passa dal blast beat di “Slow Decay” a una canzone come “Forced Detention”. L’aggressività è il tratto costante, la firma che si ascolta anche nelle urla delle linee vocali.

Vado dritto al punto, ancora. Da ascoltare e vedere in live.

The Mild – “Coffin Tree”

Storm{o} – “Ere”

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Dicono sempre che il secondo disco sia difficile e che spesso riesca persino a fare la differenza nel percorso di un musicista. Quando vieni apprezzato grazie al primo lavoro e ai moltissimi live, si crea attorno a te una certa aspettativa che non vede l’ora di ascoltare il passo successivo. E capisco se possa manifestarsi una certa ansia.

Di fatto, il secondo disco è difficile.

Tornano gli Storm{o}, band che quattro anni fa si è affermata nella scena italiana grazie al disco intitolato Sospesi nel vuoto bruceremo in un attimo e il cerchio sarà chiuso. Il nome ha riscosso un grande successo anche all’estero, in numerosi ambienti e festival. Finalmente si ascolta e si parla della loro nuova fatica, Ere.

Il tempo passato dal disco precedente non ha smussato il tiro a cui ci hanno viziati. Ritmi caotici, vorticosi e velocità spinte oltre il limite sono i tratti che distinguono la loro sonorità e caratterizzano queste tredici tracce. Al lato ruvido si accosta questa volta un’atmosfera particolare, più melodica in certi tratti, che rende il tutto ancora più malinconico e nostalgico.

L’album è straziante e la voce urla la sua solitudine e i suoi pensieri al vento, come un ultimo grido, un’ultima speranza di essere ascoltati. Parla a se stessa, mentre cade e chissà se tornerà mai a galla da quel nero avvolgente. La voce sembra provenire da ere lontane, da un passato che è rimasto addosso e trascina sempre più giù.

Gli anni di attesa sono valsi la pena. Dopo il primo ascolto questo disco è già capolavoro.

Storm{o} – “Ere”

Haram / La Deriva – Split

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Torino è stata ed è la culla di tantissime band hardcore, già da prima che nascessi. Nel corso degli anni sono nati tanti spazi, tantissime realtà, come Turin Is Not Dead, che danno un contributo notevole alla crescita di questa scena sempre più attiva.

Poi succede che i gruppi collaborano negli stessi pezzi, come ad aprile che è uscito uno split tra HaramLa Deriva. I primi sono una garanzia già dalle fatiche precedenti, abili a creare atmosfere profonde e sonorità che toccano la psichedelia. Tutto ciò si condensa nella traccia TIND, presente in questo lavoretto. Un testo spoglio, ermetico prende voce in un muro di suoni difficile da abbattere.

La Deriva sono una band torinese giovane, formatasi nel 2014. Il tempo trascorso in sala prove e sui palchi sta dando i suoi frutti e si anticipano con la canzone In a safe place, anch’essa caratterizzata da una notevola dose di aggressività. Intro di batteria, riff massicci e voce che sposa perfettamente i suoni. Resta solo da aspettare qualcosa di più esteso da parte loro, le aspettative sono già alte.

Torino è una grande band.

Haram / La Deriva – Split

Council of Rats – “Coarse”

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Nei momenti di pausa si ascolta punk hardcore. E quando c’è un disco fortissimo non lo fermi più.

Council of Rats sono un nome conosciuto all’interno della scena italiana e si riconfermano con il nuovo album Coarse come una delle band più promettenti e a cui prestare una certa attenzione.

Già in precedenza, il gruppo aveva viziato l’orecchio con una notevole aggressività, dai riff di chitarra alle parti di batteria fino ad arrivare alla voce. Il suono è compatto, pulito e le variazioni che si incontrano nell’ascolto rendono il tutto ancora più interessante. Come in tutti i dischi di un certo spessore si sentono l’amore e la passione per questo genere, uniti a una grande esperienza.

E poi ci sono i testi, che non riesco mai a non considerare. Le imagini evocate sono chiare, concrete, delle volte più ciniche e rassegnate e delle altre più poetiche. Si avverte una certa musicalità anche nelle parole che arrivano con rabbia, fino a perdere la voce. “Latelovers/Deadlovers” è il pezzo dell’estate.

In realtà si ascolta sempre punk hardcore.

Council of Rats – “Coarse”

Turin Is Not Dead, due candeline e tanta musica

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La passione è la sola che riesce a farti andare avanti in quei sogni che cercano fili d’aria per respirare, anche negli angoli di casa o nei locali in cui hai scoperto nuove filosofie. Ci sono i momenti “ma-chi-me-lo-fa-fare” che una volta superati, dopo tanta pazienza e nocche rotte, ti senti come invincibile e le spalle leggere. Di ostacoli se ne incontrano tantissimi e dei più impensabili e le scelte da fare sono spesso quelle che non fanno dormire.

Ci provi o ti arrendi, le opzioni sono sempre troppo poche.

Tra pochi giorni sarà una festa grande perché  Turin Is Not Dead compie due anni. L’ho conosciuto grazie a Luca Cescon, membro del collettivo e batterista dei La Deriva, che me ne parlava mentre eravamo ad un festival punk nelle montagne slovene.

Tutto è iniziato con l’amore per la musica e la volontà di crearsi un piccolo spazio di condivisione, in cui proporre e ascoltare nuove idee. Sono nate band, altre ne sono maturate e i concerti organizzati sono stati tantissimi, arrivando ad ospitare nomi di fama nazionale e internazionale.

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Per il secondo compleanno è previsto un live con Ornaments, Nitritono, Haram ed Empire che si svolgerà il 5 maggio presso il Daevacian, luogo che ha fatto da culla a diversi progetti nati nel collettivo. Il locale purtroppo ha già annunciato la chiusura e ospiterà questo ultima giornata di musica organizzata da Turin Is Not Dead. Le cose belle sembrano destinate a finire prima delle altre e portarle dentro aiuta le rende più vicine di quanto siano davvero.

Torino, ancora una volta, dà vita a una realtà che merita particolare attenzione, giovane e appassionata, determinata e con un’infinità di musica da far ascoltare. La città si conferma ancora un posto creativo e pronto a mettersi in gioco con i mezzi che ha a disposizione, senza risparmiarsi. Sono questi i ragazzi che fanno bene, che hanno ogni giorno qualcosa da inseguire e quando si realizza è una sorpresa enorme per tutti.

Turin Is Not Dead, due candeline e tanta musica

This Fall – “Not Even Time To Die”

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Conoscere un gruppo che suona da diverso tempo è sempre bello e vedere che il fuoco degli inizi non si è ancora spento fa davvero bene e dà forza anche a te. Nonostante ci siano le responsabilità della vita, il lavoro, il lunedì e le mezze stagioni, trovo sia speciale continuare a credere nei propri sogni. E c’è chi ha coraggio.

Tornano i This Fall con un nuovo album che conferma quanto le sonorità della band siano diventate mature e complete, sotto diversi aspetti. Il disco in questione si intitola Not Even Time To Die e si carica di un hardcore influenzato dal metalcore e viceversa. Che poi è sempre una fatica e un passatempo noioso l’impegno di trovare il genere giusto per una band e farla rientrare in un determinato immaginario. Nascono sottogeneri a vista d’occhio, ma io sono fermo a due o tre.

Nelle canzoni che compongono questa ultima fatica, la band raggiunge un suono personale, l’equilibrio musicale già anticipato nelle uscite precedenti. La firma si sente, sia dal punto di vista strumentale sia da quello lirico.

Le parti vocali alternano growl e scream e cavalcano riff pesanti, guidati da una batteria sempre carica. Non mancano quei momenti più “melodici” che spezzano in bene il ritmo a cui i ragazzi ci viziano già dall’introduzione del disco. Ognuno mette in campo le proprie influenze e questo fattore diventa il punto di forza del progetto, facendoli risultare vari e non prevedibili. L’esperienza e il tempo passato in sala prove si sentono e questi pezzi ne sono la conferma.

Li avevo conosciuti quando avevo qualche anno in meno, ad una serata nel mio paesino e adesso hanno fatto un altro disco. Siamo cresciuti tutti.

This Fall – “Not Even Time To Die”

Gli Altri – “Prati, Ombre, Monoliti”

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Una volta, quando ero un bambino con tante cose in testa, decisi di costruire una casa sull’albero che vedevo fuori dalla finestra di camera mia. Volevo farne una come quella di un film appena visto e decisi di provarci data la semplicità dell’idea. I rami erano però troppo sottili e sembravo già pesante io, come poteva reggere un letto, un armadio, un tetto, un abat-jour e un tavolino per fare i compiti? Quell’albero ha continuato a crescere, a vestirsi e spogliarsi e io mi sono trasferito.

Di recente ho sentito quel desiderio parlare di nuovo, sottovoce.

A Savono si suona forte e Gli Altri sfornano un disco di rara bellezza, completo sotto ogni punto di vista. Si avverte subito quanto i ragazzi abbiano lavorato per raggiungere questo risultato, a partire dall’arrangiamento e arrivando alla componente lirica. Il titolo della loro ultima fatica è Prati, Ombre, Monoliti e la dimensione che crea sembra riprendere un paesaggio armonico all’apparenza e di malinconia quando lo si conosce meglio.

La prima canzone è”Prati” e si apre a uno spazio appena conquistato, da condividere con una persona che è sempre lì, quando dormi e quando aspetti il bus. Quello doveva essere un piccolo rifugio da cui iniziare e si è fatto scuro per le ombre che sporcano  l’erba, le paure che alimentano queste figure lunghe e quelle emozioni che non finiscono, che rimangono con la loro forma immensa quasi a voler essere da monito per chi abbia intenzione di avvicinarsi a quel piccolo Eden. Non puoi far nascere un mondo, figurati abitarlo da solo con questi sassi che non ti fanno camminare a piedi nudi quando oggi c’è il sole e ieri ha piovuto, quando non ci sono muri con cui parlare o l’aria passa troppo veloce e non puoi sentirti sollevato.

I brani viaggiano su melodie lontane e ritmi che somigliano alle onde del mare che ti vogliono portare su un’isola fuori dalla mappa. Lui ha chiara la meta, ci vuole pazienza. I testi parlano con la nostalgia in gola, il suo viso in mente e le sue mani come acri da mettere una tenda e raccontarsi storie. In quel prato c’era questo.

Adesso abito in una casa nuova e nel giardino c’è un albero. Il balcone affaccia su di lui, ma alcuni uccelli mi hanno già rubato il posto. Anche le scarpe sono cresciute, me ne sono accorto ora.

Gli Altri – “Prati, Ombre, Monoliti”