Crtvtr – “Streamo”

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Raccontarsi non è da tutti e delle volte fa male cercare quelle parole che finiscono per metterti a nudo, scoprirti dei tuoi piccoli scudi. A un certo punto si sente un bisogno fortissimo di uscirne, di una boccata d’aria per liberare la gola e i polmoni. Qualcuno ci prova e lo si vede come un eroe, a volte. Chiedi cosa vuol dire indossare il mantello.

A Genova si naviga e si fa musica, come i CRTVTR che hanno sempre una canzone in tasca. Il nome è sicuramente conosciuto a coloro che frequentano un certo tipo di scena. Il loro post-hardcore è dolce e malinconico, con esplosioni emotive devastanti e nell’ultimo album intitolato Streamo tutto ciò prende forma ancora più concreta.

Il sound è reso ancora più originale dalla presenza di due bassi nella line-up, conferendo così una certa particolarità che i ragazzi riescono a sfruttare pienamente. Gli arrangiamenti sono in grado di dipingere sentimenti ed emozioni, come se potessimo toccarli. Le melodie creano un’atmosfera di ricordi, quelli che quando affiorano spaccano il mondo e le giornate. Ci sono desideri suonati con dolcezza e pensieri urlati con la forza che rimane dopo mille battaglie, dopo altrettante sconfitte e cose da dire. Si rimane travolti da questo flusso di parole e note ed ognuna di queste ha con sé un frammento di qualcosa confonde la propria forma.

I testi confessano le paure e le frasi non dette che adesso si perdono mentre cercano di arrivare a qualcuno, mentre la voce cerca quel viso e quelle mani. Rimane sospesa e si sposa perfettamente con la componente strumentale, si completano a vicenda. Si ha di fronte un disco completo, suonato e vissuto in ogni sua piccola parte, in ogni verso e accordo.

Queste cose fanno bene e siamo tutti po’ nostalgici, abbiamo tutti bisogno di sentirci al caldo ogni tanto. E le canzoni aiutano e rimangono sulla pelle.

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Crtvtr – “Streamo”

Io(Bestia) – “Io(Bestia)”

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Non esiste musica vecchia o musica buona, esiste solo musica fatta bene. Giusto per ricordare che, per quanto uno si possa considerare un pioniere di un particolare genere o un accanito sostenitore delle sue evouzioni, se il risultato finale è mediocre si annullano tutte le bandiere issate in precedenza. Le cose destinate a rimanere sono quelle che abbattono la dimensione temporale essendo se stesse. La musica è libera, anche da quei pregiudizi che rendono tanto scettiche le persone.

Da Brescia, sempre più industriale e contaminata, appare un nome che si sta affermando con un certo entusiasmo. Loro sono gli Io(Bestia), band nata da esperienze passate che ha da poco pubblicato un EP omonimo composto da sette tracce. Sono bastate queste per far sì che i “gnari” abbiamo conquistato uno spazio loro, davvero interessante.

Le sonorità rimarcano l’hardcore italiano di qualche anno passato, lo stesso che ha fatto avvicinare tutti noi a questo mondo fino ad innamorarci. Il ritmo varia, accelera nei tratti più adrenalinici ed esplode in quei brani che danno spessore ai breakdown. Voglia di libertà, aggressività e un malessere urlato senza tanti giri di parole fanno di questo lavoro un valido biglietto da visita, una presentazione che fa ben sperare circa i progetti futuri della band.

I testi, brevi e intensi, sputano una visione cinica di ciò che si avverte intorno, delle esperienze passate che ancora si manifestano sulla pelle. Non manca un disgusto generale che si sposa perfettamente con i suoni proposti dal gruppo.

Il disco si presta moltissimo alla componente live, che si preannuncia essere una situazione decisamente movimentata e coinvolgente. I quattro ragazzi sono bestie, come suggerito dal nome e come si potrà affermare dopo averli visti e sentiti sopra il palco.

Questa è buona musica, l’hardcore fatto con la rabbia e con il cuore.

Io(Bestia) – “Io(Bestia)”

Shizune – “Cheat death, live dead!”

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Quando la band che ascolti e segui pubblica il disco nuovo ci si ferma e il mondo non esiste più per qualche tempo. Non si parla di secoli, ma quei momenti necessari a isolarsi un po’ per fare in modo che i rumori di fuori non rovinino l’aria. La sorpresa, anche questa volta, è stata immensa.

Gli Shizune, nome rinomato nel genere post- hardcore/screamo, sfornano dieci canzoni raccolte sotto il titolo Cheat death, live dead! e suonano con una bellezza devastante, la stessa che si conosce al primo ascolto.

Partiamo dalle sonorità, taglienti e dirette. Affianco a ciò si avverte anche una carezza dolce, un abbraccio che solleva tutto di almeno due spanne da terra. L’atmosfera che si crea è di una malinconia straziante, che rimane dentro come un ricordo. Ci sono le storie e i momenti passati insieme che si fermano sulla pelle, sulla voce. Cantano con l’anima e il diaframma prende vuoto.

Arriviamo ai testi, aspetto che mi sta particolarmente a cuore. Si alterna inglese e italiano e con entrambe le lingue trovano le parole che copiscono, che riescono a parlare di sé senza veli. Si legano perfettamente ai suoni, completando così una cornice varia, che non annoia. La nostalgia ritorna nelle immagini, nelle prese di fiato e persino nelle virgole tra una parole e l’altra. Testi magici, non trovo altro modo per descriverlo.

Questo disco è uno di quelli che doveva per forza uscire, che non fermerei mai una volta iniziata la prima canzone.

Aspetto già il prossimo.

Shizune – “Cheat death, live dead!”