Storm{o} – “Ere”

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Dicono sempre che il secondo disco sia difficile e che spesso riesca persino a fare la differenza nel percorso di un musicista. Quando vieni apprezzato grazie al primo lavoro e ai moltissimi live, si crea attorno a te una certa aspettativa che non vede l’ora di ascoltare il passo successivo. E capisco se possa manifestarsi una certa ansia.

Di fatto, il secondo disco è difficile.

Tornano gli Storm{o}, band che quattro anni fa si è affermata nella scena italiana grazie al disco intitolato Sospesi nel vuoto bruceremo in un attimo e il cerchio sarà chiuso. Il nome ha riscosso un grande successo anche all’estero, in numerosi ambienti e festival. Finalmente si ascolta e si parla della loro nuova fatica, Ere.

Il tempo passato dal disco precedente non ha smussato il tiro a cui ci hanno viziati. Ritmi caotici, vorticosi e velocità spinte oltre il limite sono i tratti che distinguono la loro sonorità e caratterizzano queste tredici tracce. Al lato ruvido si accosta questa volta un’atmosfera particolare, più melodica in certi tratti, che rende il tutto ancora più malinconico e nostalgico.

L’album è straziante e la voce urla la sua solitudine e i suoi pensieri al vento, come un ultimo grido, un’ultima speranza di essere ascoltati. Parla a se stessa, mentre cade e chissà se tornerà mai a galla da quel nero avvolgente. La voce sembra provenire da ere lontane, da un passato che è rimasto addosso e trascina sempre più giù.

Gli anni di attesa sono valsi la pena. Dopo il primo ascolto questo disco è già capolavoro.

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Storm{o} – “Ere”

Claver Gold – “Requiem”

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La musica evolve, nel bene e nel male, ma sembra che per molti questo non sia del tutto chiaro e faticano a farsene una ragione. Ciò avviene in tutti i generi musicali, forse nel gospel ancora no.

Parliamo di rap, ancora. Negli ultimi anni, vuoi per il cambio generazionale o per un discorso di tendenza, l’attitudine in questo genere sembra essersi completamente stravolta. Anche il modo di comunicare ha subìto mutazioni, piccole o grandi che siano. Non si tratta, quindi, solamente di sonorità diverse e immagini nuove.

Tuttavia rimane ancora qualcuno che racconta di sé, senza dover creare un personaggio per vendere delle copie in più, per piacere ai ragazzini o per scatenare un “fenomeno” all’interno del genere. Si ritorna a parlare di Claver Gold.

A novembre 2017 è uscito il suo nuovo album, Requiem, un lavoro che segna una tappa fondamentale nel percorso artistico del rapper. Nelle canzoni che compongono il disco si incontra una grande maturità, stilistica e narrativa.

Già nei lavori precedenti, Claver si raccontava senza filtri, senza censure e lo faceva con un sapore letterario. I giorni passati, le dipendenze, le amicizie, la scena di anni prima vengono riportati con versi crudi, con immagini talvolta violente e, forse, rassegnate. L’occhio quasi neorealista si sposta su momenti che hanno segnato la sua personalità e inevitabilmente il suo approccio alla musica.

 

Per quanto riguarda i suoni, anche in questo disco si possono ascoltare diverse influenze che creano un’atmosfera di unità tra un pezzo e l’altro. Un filo comune collega tutte le canzoni in modo tale che nessuna stoni, che tutto scorra come in un flusso di coscienza. Vi sono suoni più classici ed altri accompagnati da una drumline più vicina alle nuove scuole, senza cadere in banalità o cliché.

Per chiudere, ma aspetto non meno importante, in “Requiem” vi sono feat giganti, con nomi rilevanti, sia mc che beatmaker. Fabri FibraGhemonLord BeanRancore sono solo alcuni tra coloro che hanno dato un contrubuto importante per la realizzazione di questo album, un capolavoro.

Chi dice che l’hip-hop è morto non ha capito un cazzo.

Claver Gold – “Requiem”