Venezia Hardcore Fest 2016, anche domani

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Zaino in spalle e si va, prono a tutto, un po’ come un boy scout che per la prima volta si addentra nel bosco. La curiosità e la voglia di iniziare l’avventura è più o meno quella e più ci si avvicina a destinazione, più si fatica a nascondere l’entusiasmo. Insomma, si è capito quanto ci tenessi a quell’appuntamento.

Per una sola volta all’anno si può assistere ad uno dei più grandi eventi indipendenti organizzati in Italia, che edizione dopo edizione sta riuscendo ad affermarsi sempre più. Si sta parlando del Venezia Hardcore Fest, breve ed intenso, giusto per lasciare il segno. Le cose belle, si sa, durano una notte soltanto.

Immensa, credo sia l’aggettivo adatto a descrivere la mia esperienza in quella data di festival. Non mi era mai capitato prima di incontrare una realtà così unita, dove si respira un’aria di supporto e condivisione. Venezia Hardcore CrewTrivel hanno organizzato una giornata di musica, di banchetti D.I.Y., di illustrazioni e skate. Questa è stata la mia prima edizione, immaginate.

In tutto hanno suonato circa una trentina di gruppi, italiani e non, facendo muovere un pubblico estremamente partecipe. E quindi è un continuo spostarsi, incontrando amici e facendo nuove conoscenze, tra le varie sale che hanno ospitato diverse sfumature di un mondo da scoprire e vivere. Diversi artisti hanno esposto le proprie opere, c’erano i vinili e le magliette, il banchetto di DIYsco, di Frammenti Di Un Cuore Esploso, di Epidemic Records, di Riots not Diets, di Sea Shepherd, di Essere Animali e tantissimi altri.

Spero che tutto ciò diventi un modello a cui ispirarsi e che nascano più spesso situazioni simili. Servono momenti di respiro come quello vissuto al Rivolta, nei quali si ha l’occasione di condividere le proprie battaglie, anche quando hanno la forma di una chitarra o un pennello. Che poi non esistono classifiche o persone migliori di altre.

Non ricordo le volte che ho provato a skaetare per poi finire rovinosamente a terra. Una maglietta di una distro recita: “This is more than music/ This is what we believe in“. Sarebbe possibile rifare tutto domani?

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Venezia Hardcore Fest 2016, anche domani

FCE Records Studio, sentirsi come a casa

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Chiamo un amico, gli propongo un concerto, lui accetta e si parte. Il tratto di strada da percorrere non è poi così lungo e l’idea di staccare dalla routine del week-end è alquanto allettante. Chi macina chilometri per andare ai live potrà capirmi.

E poi si arriva in una zona tranquilla di Mantova, per il tanto atteso grande evento. I ragazzi di Frammenti Di Un Cuore Esploso, dopo infiniti sacrifici e ostacoli burocratici, riescono ad aprire uno spazio tutto loro. FCE Records Studio nasce con tantissimo entusiasmo e determinazione, fattori fondamentali per la realizzazione dei propri sogni e delle proprie lotte. Le iniziative future prevedono collaborazioni con moltissime band del panorama D.I.Y., insieme ad altrettante sorprese che avranno modo di coinvolgere sempre più appassionati al genere e ambiente. Insomma, qualcosa da supportare ad occhi chiusi, senza indugi.

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L’accoglienza è delle migliori, si fa presto a conoscere tanta gente entusiasta per il clima creatosi. Si vive una gioia comune, come se quelle pareti e quei suoni fossero una piccola vittoria per tutti. Proporre la propria musica in libertà, dare il proprio contributo e aiutarsi a vicenda fa sentire come a casa, come essere parte di una famiglia. Si procede poi con il live di Futbolìn Thunder Bomber, due band che sanno come farti muovere. La serata continua tra foto, risate, birrette, vinili e tanta bella musica. Una piccola oasi felice a Mantova, una ventata d’aria fresca che ogni giorno prova a raggiungere nuovi spazi e nuovi volti. A loro auguro il meglio, se lo meritano.

Bravi tutti, organizzatori e gruppi che hanno suonato. Sono già state pubblicate le date con i prossimi appuntamenti che si svolgeranno all’FCE Records Studio, sono davvero interessanti. Un altro vinile si aggiunge alla mia piccola collezione, tornare a mani vuote da un concerto non è cosa.

FCE Records Studio, sentirsi come a casa

Il libro del mese, II

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Quando ero bambino trascorrevo uno spiraglio d’estate in una località marittima. Quel luogo era umile, ma in grado di assecondare le notti di un ragazzo, dalla passeggiata lungomare a qualche bicchiere in compagnia. E poi c’era il mare, qualcosa che non credo di aver mai compreso abbastanza, nonostante il suo richiamo e la mia pronta risposta.

In alcuni momenti della mia permanenza tra quegli ombrelloni, si riusciva a scorgere per qualche giorno una nave pirata che sfoggiava le sue vele riscuotendo un discreto successo tra i miei coetanei a riva. A quell’età mica volevi credere che è tutta finzione e che si gioca per vincere. Nelle sere successive vedevi i giovani vestiti da marinai girare per la strada principale e un po’ avresti voluto far parte di quella ciurma. Anche nella parte del mozzo, sarebbe stato magico.

E magari vivere un’avventura come Jim Hawkins, possibilmente meno pericolosa visto che ero piccolo e non volevo far preoccupare i miei genitori. Seguire le rotte, cantare sul ponte, cercare tesori, “oh issa!”, levare l’ancora, andare all’arrembaggio e approdare in qualche isola sconosciuta. Insomma, come accade in L’isola del tesoro, romanzo che ha saputo incantarmi in un aprile che non sapeva per niente di primavera.

Si racconta di un giovane che abbandona la locanda della famiglia per imbarcarsi con una ciurma alla ricerca di un grande bottino indicato su una misteriosa mappa. Dopo essere entrato in possesso di questa grazie ad un temutissimo pirata, il ragazzo assiste a tradimenti, battaglie, sperimenta il coraggio e conosce l’amicizia vera, nata tra coltellacci e polvere da sparo. Robert Louis Stevenson narra queste avvincenti imprese in modo semplice, come se stesse intrattenendo un gruppetto di bambini desiderosi di conoscerne il finale. Insomma, un po’ come tutti, me compreso, quando si sbircia tra le righe di questo libro.

Ormai è da qualche anno che non ritorno in quella città. La nave pirata che cercavo tra le onde quando ero più piccolo e carino sembra come andata a largo, ancorata da qualche parte. A me bastava anche solo fare il mozzo, mi sarei impegnato.

Il libro del mese, II