Esche Vive / Basso Canale – “Non viverla con ansia”

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Non mi sono mai accontentato delle cose lasciate in superficie e scavando ne ho trovate alcune davvero belle, che sono rimaste. E parlo di musica, di libri, di film e di tutti i miei interessi in generale.

Poi succede che conosci di persona certi nomi ed inizi a seguirli con crescente entusiasmo, li supporti con i piccoli mezzi che hai a disposizione. Meritano sicuramente più spazio di quello che stanno sudando, ma si sa come funziona, purtroppo.

Ho iniziato a seguirli dalla fatica precedente e adesso propongono un garage album intitolato Non viverla con ansia che è un vero e proprio delirio ossessivo. Esche ViveBasso Canale hanno nuovamente unito le forze in un lavoro maturo e ben realizzato, finalmente il rap che fa bene.

Le strumentali sono opera di Acca e nonostante possano sembrare semplici a un primo ascolto, dimostrano una grande ricerca musicale e altrettanta conoscenza. Le sonorità si sposano perfettamente con i temi trattati dai vari mc, rispecchiano l’imaginario che prende forma testo dopo testo. Junky e i suoi compagni sono sempre più in forma e questo è testimoniato da diversi fattori che rendono questo disco una sorpresa e una valida alternativa ai nomi che fanno di questo genere musicale un mero prodotto di consumo.

Le liriche sono crude, parlano in maniera diretta e senza freni. Attraverso le parole si incontra un vortice di paura e deliri, di voglie difficili da far tacere. E questo mondo è chiaro, si delinea perfettamente. Insomma, questo album merita la giusta attenzione e tanti ascolti da perderne il conto.

Non viverla con ansia, dicono,

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Esche Vive / Basso Canale – “Non viverla con ansia”

Casa Degli Specchi – “La vita (una saga coi baffi)”

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In tanti pensano che il rap abbia ormai perso un po’ di smalto rispetto a qualche anno fa, l’immaginario comune è cambiato riguardo questo genere. Che sia evoluzione musicale o un marketing efficace è meglio non chiederselo, giusto per evitare quella serie di discorsi che non finiscono più.

Il bello è che non è solo un fascio di testi idioti e denti d’oro, macchine e scarpe costose e balletti che fanno assomigliare a babbuini. “La scimmia è l’evoluzione dell’uomo”, diceva un tale.

Me li hanno consigliati qualche anno fa e finalmente è arrivato il nuovo disco.

Si chiamano Casa Degli Specchi, un nome sicuramente già sentito da chi ama l’hip-hop e non si accontenta della corrente modaiola che si sta proponendo adesso. La loro ultima fatica si intitola La vita (una saga coi baffi) e se adesso continuo ad ascoltarlo è perché le canzoni così servono sempre.

La tracklist è divista in tre atti, rispettivamente “Sono ancora vivo, nonostante i baffi“, “La normalità della vita ai tempi del Califfato” e “Il significato della vita” e formano una sorta di filone narrativo in cui si affontano tematiche diverse, con quel tono che caratterizza la CDS. L’ironia e la satira sono sottili e descrivono l’Italia e le sue abitudini con uno sguardo critico e oggettivo. Le caricature, purtroppo, rispecchiano la realtà dei fatti e non sono solo iperboli per impressionare, anzi. E poi bisogna riderci su per non continuare a ripetersi che va tutto male e che non cambierà mai niente. Il senso della vita, forse è da capire, ma il suo fine si sa.

Le sonorità viaggiano su ritmi funky con sfumature elettroniche, in alcuni casi anche reggae e creano la giusta atmosfera con il testo. Il disco è quindi vario e completo sotto tutti i punti di vista, sia liricamente che musicalmente. Finalmente si riesce ad ascoltare qualcosa che fa bene, che ha del contenuto e non si tratta dei soliti disagi urlati al microfono.

Viva Casa Degli Specchi.

Casa Degli Specchi – “La vita (una saga coi baffi)”

Haram / La Deriva – Split

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Torino è stata ed è la culla di tantissime band hardcore, già da prima che nascessi. Nel corso degli anni sono nati tanti spazi, tantissime realtà, come Turin Is Not Dead, che danno un contributo notevole alla crescita di questa scena sempre più attiva.

Poi succede che i gruppi collaborano negli stessi pezzi, come ad aprile che è uscito uno split tra HaramLa Deriva. I primi sono una garanzia già dalle fatiche precedenti, abili a creare atmosfere profonde e sonorità che toccano la psichedelia. Tutto ciò si condensa nella traccia TIND, presente in questo lavoretto. Un testo spoglio, ermetico prende voce in un muro di suoni difficile da abbattere.

La Deriva sono una band torinese giovane, formatasi nel 2014. Il tempo trascorso in sala prove e sui palchi sta dando i suoi frutti e si anticipano con la canzone In a safe place, anch’essa caratterizzata da una notevola dose di aggressività. Intro di batteria, riff massicci e voce che sposa perfettamente i suoni. Resta solo da aspettare qualcosa di più esteso da parte loro, le aspettative sono già alte.

Torino è una grande band.

Haram / La Deriva – Split

Destroy All Gondolas – “Laguna di Satana”

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Da diversi anni l’Italia sta vedendo nascere moltissime band interessanti, alcune delle quali hanno riscontri più che positivi con l’ambiente musicale estero. E non è una novità che molti di questi gruppi appartengano alla scena veneziana che, insieme a un festival sempre più riconosciuto, dimostra di essere una realtà solida e decisamente attiva. Tra questi nomi ne spunta uno che nell’ultimo lavoro ha portato il buio sulla laguna.

Si parla dei Destroy all Gondolas e del loro disco intitolato Laguna di Satana. Nei dieci pezzi che compongono l’album si ascolta hardcore con venature rock’n’roll. Insieme alla voce lontana e ossessiva si creano atmosfere oscure che danno vita ad un immaginario degno di un film dell’orrore. Sembra di averli davanti, questi piccoli mostri striscianti che provengono dall’acqua.

Venezia ha un colore diverso dal solito in questo disco, che solo chi la vive avrebbe potuto raccontarlo in questo modo. La band conferma in queste tracce una qualità e un’originalità avviata con “7” e “Blast Tapes“.

Anche loro sono assolutamente da non perdersi in live e, in generale, ai concerti bisogna andare sempre.

Destroy All Gondolas – “Laguna di Satana”

Bennett – “Bennett”

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Continua la rubrica “dischi d’esordio bellissimi” e questa volta la band viene da Firenze. Non ci sono ancora stato, ma presto la vedrò anche io. Lo spero davvero.

La band risponde al nome Bennett ed esordiscono con un EP tutto da ascoltare. Il lavoro omonimo presenta sei tracce parecchio interessanti, una ventata d’aria fresca nel panorama musicale italiano.

Le sonorità sono semplici e coinvolgono da subito. Rimandano un po’ ad una atmosfera pop-rock, energica e vivace a cui si affianca una voce forte, capace di trascinare nel canto. Sembra quasi primavera quando si ascoltano queste canzoni, il momento prima che esca il verde sugli alberi e dei fuochi d’artificio a una festa. L’EP ha un tocco dolce e adrenalinico allo stesso tempo.

Questi sono gli album da ascoltare e far conoscere, le cose nuove fatte bene e con grande originalità. Insomma, mi piace e basta.

Sono da vedere in live, magari a Firenze.

Bennett – “Bennett”

Council of Rats – “Coarse”

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Nei momenti di pausa si ascolta punk hardcore. E quando c’è un disco fortissimo non lo fermi più.

Council of Rats sono un nome conosciuto all’interno della scena italiana e si riconfermano con il nuovo album Coarse come una delle band più promettenti e a cui prestare una certa attenzione.

Già in precedenza, il gruppo aveva viziato l’orecchio con una notevole aggressività, dai riff di chitarra alle parti di batteria fino ad arrivare alla voce. Il suono è compatto, pulito e le variazioni che si incontrano nell’ascolto rendono il tutto ancora più interessante. Come in tutti i dischi di un certo spessore si sentono l’amore e la passione per questo genere, uniti a una grande esperienza.

E poi ci sono i testi, che non riesco mai a non considerare. Le imagini evocate sono chiare, concrete, delle volte più ciniche e rassegnate e delle altre più poetiche. Si avverte una certa musicalità anche nelle parole che arrivano con rabbia, fino a perdere la voce. “Latelovers/Deadlovers” è il pezzo dell’estate.

In realtà si ascolta sempre punk hardcore.

Council of Rats – “Coarse”

Mush – “Mush”

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Grazie Fabio per avermi fatto scoprire un altro gruppo super.

Mi sono fermato sui Mush e sul loro album d’esordio di dieci canzoni. Sono bastati una manciata di pezzi per capire che avrei impegato un po’ a convincermi che ormai il disco è finito e non è che mettendolo in play ancora e ancora avrei trovato un’altra traccia nascosta. E ho finito con impararne qualcuna a memoria.

Sarà che farsi male fa parte i noi e la malinconia è quella cosa che senti arrivare come l’inverno. Dà un colore diverso alla giornata, ai mesi, alle stagioni. Questo si sente nelle note, nelle parole, negli accordi dolci e leggeri e in quella voce che quando canta sembra guardare indietro, ogni tanto. Si avverte il movimento, il corpo che gira e ritorna sui suoi passi rassegnato.

La band ha saputo valorizzare le proprie qualità, i suoni sono perfetti e l’aspettativa è da subito alta. I Mush sono quei ragazzi che quando pubblicano un disco lo ascolti tutto e vorresti già avere il prossimo.

Grazie Fabio.

Mush – “Mush”