Haram / La Deriva – Split

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Torino è stata ed è la culla di tantissime band hardcore, già da prima che nascessi. Nel corso degli anni sono nati tanti spazi, tantissime realtà, come Turin Is Not Dead, che danno un contributo notevole alla crescita di questa scena sempre più attiva.

Poi succede che i gruppi collaborano negli stessi pezzi, come ad aprile che è uscito uno split tra HaramLa Deriva. I primi sono una garanzia già dalle fatiche precedenti, abili a creare atmosfere profonde e sonorità che toccano la psichedelia. Tutto ciò si condensa nella traccia TIND, presente in questo lavoretto. Un testo spoglio, ermetico prende voce in un muro di suoni difficile da abbattere.

La Deriva sono una band torinese giovane, formatasi nel 2014. Il tempo trascorso in sala prove e sui palchi sta dando i suoi frutti e si anticipano con la canzone In a safe place, anch’essa caratterizzata da una notevola dose di aggressività. Intro di batteria, riff massicci e voce che sposa perfettamente i suoni. Resta solo da aspettare qualcosa di più esteso da parte loro, le aspettative sono già alte.

Torino è una grande band.

Haram / La Deriva – Split

Destroy All Gondolas – “Laguna di Satana”

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Da diversi anni l’Italia sta vedendo nascere moltissime band interessanti, alcune delle quali hanno riscontri più che positivi con l’ambiente musicale estero. E non è una novità che molti di questi gruppi appartengano alla scena veneziana che, insieme a un festival sempre più riconosciuto, dimostra di essere una realtà solida e decisamente attiva. Tra questi nomi ne spunta uno che nell’ultimo lavoro ha portato il buio sulla laguna.

Si parla dei Destroy all Gondolas e del loro disco intitolato Laguna di Satana. Nei dieci pezzi che compongono l’album si ascolta hardcore con venature rock’n’roll. Insieme alla voce lontana e ossessiva si creano atmosfere oscure che danno vita ad un immaginario degno di un film dell’orrore. Sembra di averli davanti, questi piccoli mostri striscianti che provengono dall’acqua.

Venezia ha un colore diverso dal solito in questo disco, che solo chi la vive avrebbe potuto raccontarlo in questo modo. La band conferma in queste tracce una qualità e un’originalità avviata con “7” e “Blast Tapes“.

Anche loro sono assolutamente da non perdersi in live e, in generale, ai concerti bisogna andare sempre.

Destroy All Gondolas – “Laguna di Satana”

Bennett – “Bennett”

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Continua la rubrica “dischi d’esordio bellissimi” e questa volta la band viene da Firenze. Non ci sono ancora stato, ma presto la vedrò anche io. Lo spero davvero.

La band risponde al nome Bennett ed esordiscono con un EP tutto da ascoltare. Il lavoro omonimo presenta sei tracce parecchio interessanti, una ventata d’aria fresca nel panorama musicale italiano.

Le sonorità sono semplici e coinvolgono da subito. Rimandano un po’ ad una atmosfera pop-rock, energica e vivace a cui si affianca una voce forte, capace di trascinare nel canto. Sembra quasi primavera quando si ascoltano queste canzoni, il momento prima che esca il verde sugli alberi e dei fuochi d’artificio a una festa. L’EP ha un tocco dolce e adrenalinico allo stesso tempo.

Questi sono gli album da ascoltare e far conoscere, le cose nuove fatte bene e con grande originalità. Insomma, mi piace e basta.

Sono da vedere in live, magari a Firenze.

Bennett – “Bennett”

Council of Rats – “Coarse”

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Nei momenti di pausa si ascolta punk hardcore. E quando c’è un disco fortissimo non lo fermi più.

Council of Rats sono un nome conosciuto all’interno della scena italiana e si riconfermano con il nuovo album Coarse come una delle band più promettenti e a cui prestare una certa attenzione.

Già in precedenza, il gruppo aveva viziato l’orecchio con una notevole aggressività, dai riff di chitarra alle parti di batteria fino ad arrivare alla voce. Il suono è compatto, pulito e le variazioni che si incontrano nell’ascolto rendono il tutto ancora più interessante. Come in tutti i dischi di un certo spessore si sentono l’amore e la passione per questo genere, uniti a una grande esperienza.

E poi ci sono i testi, che non riesco mai a non considerare. Le imagini evocate sono chiare, concrete, delle volte più ciniche e rassegnate e delle altre più poetiche. Si avverte una certa musicalità anche nelle parole che arrivano con rabbia, fino a perdere la voce. “Latelovers/Deadlovers” è il pezzo dell’estate.

In realtà si ascolta sempre punk hardcore.

Council of Rats – “Coarse”

Mush – “Mush”

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Grazie Fabio per avermi fatto scoprire un altro gruppo super.

Mi sono fermato sui Mush e sul loro album d’esordio di dieci canzoni. Sono bastati una manciata di pezzi per capire che avrei impegato un po’ a convincermi che ormai il disco è finito e non è che mettendolo in play ancora e ancora avrei trovato un’altra traccia nascosta. E ho finito con impararne qualcuna a memoria.

Sarà che farsi male fa parte i noi e la malinconia è quella cosa che senti arrivare come l’inverno. Dà un colore diverso alla giornata, ai mesi, alle stagioni. Questo si sente nelle note, nelle parole, negli accordi dolci e leggeri e in quella voce che quando canta sembra guardare indietro, ogni tanto. Si avverte il movimento, il corpo che gira e ritorna sui suoi passi rassegnato.

La band ha saputo valorizzare le proprie qualità, i suoni sono perfetti e l’aspettativa è da subito alta. I Mush sono quei ragazzi che quando pubblicano un disco lo ascolti tutto e vorresti già avere il prossimo.

Grazie Fabio.

Mush – “Mush”

Petrolio – “Di cosa si nasce”

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Sono da sempre un amante delle atmosfere cupe, ossessive, che sono disperse da una eco e si allungano come ombre da sotto il letto quando arrivano da te. I suoni strisciano e rimbombano in piccole gallerie come arterie ed esplodono in tamburi che sembra di essere in guerra. Questi sono solo alcuni dei motivi che mi hanno fatto consumare il nuovo disco di Petrolio.

Di cosa si nasce è il titolo di sette canzoni di “elettronica sperimentale”, una perla di rara bellezza. Il punto di forza dell’album è la concretezza con cui prendono vita le atmosfere e i colori oscuri evocati dalle sonorità. Le tracce fanno sprofondare in una dimensione in cui si è disorientati e l’acqua è alta da non toccare il fondo. Proseguendo con l’ascolto prende forma uno spazio sospeso in cui il caos si muove e mette in disordine le idee e quei pensieri che una volta credevano di essere tranquilli ed è fuori e dentro a chi ascolta, allo stesso tempo. Lo stomaco trema, forse per la paura, di quello che si vede e si sente. Le grida, le voci lontane si perdono in una prospettiva non ben definita, che cambia a seconda di come ci si pone di fronte a questi suoni.

Questo disco ha anche il sapore di una colonna sonora che se potesse starebbe bene da sfondo per una storia di Lynch. Le ombre si addensano e assomigliano agli incubi del quotidiano, molto più vicini alla realtà che a esperienze oniriche. Notevoli sono i momenti di “pausa”, che lasciano ulteriore spazio al nero che si mostra. Non voglio definire questo genere, nemmeno provarci, le canzoni si presentano da sole.

Non so bene di cosa si nasca, immagino di cosa si cresce e si vive. E tutto è racchiuso in questi sette frammenti, grigi e scuri come il petrolio quando cade in mare.

Petrolio – “Di cosa si nasce”

Nadsat – “Crudo”

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Il caldo rende tutto più lento, dalla città alla maglietta che dovrebbe essere leggera da non sentirla nemmeno. In questa stagione è sempre così, che ancora non ho capito come si faccia ad amarla.

Qualche settimana fa mi hanno passato un disco, che è davvero pesante e non per il surriscaldamento globale o la troppa gente al centro commerciale. Fabio ha un banchetto che è tutto un tesoro.

Dai portici e dai vicoli di Bologna arriva il nuovo lavoretto dei Nadsat, un duo sperimentale che sta alzando il livello, proponendo composizioni e sonorità che non sono così facili da incontrare. Si intitola Crudo e contiene otto tracce strumentali che fondono mathnoise rock, in un risultato finale che convince pienamente e merita ampio spazio in live.

La band è chiara, questo disco è nato dalle improvvisazioni in sala prove e vuole essere grezzo, come se fosse suonato di pancia. L’intenzione è quella di rispecchiare la forma che suggerisce il titolo e i ragazzi hanno raggiunto l’effetto desiderato. I suoni sono diretti, così come le ritmiche e l’impatto con cui vengono eseguiti i brani. Talvolta si è immersi in momenti vorticosi come in “Dolomite” che contribuiscono a creare un’atmosfera diversa rispetto a quella anticipata dalle altre canzoni. Le variazioni che si ascoltano sembrano improvvisate, come si fa in una vera e propria jam. Nonostante ciò, tutto è in perfetta armonia, equilibrato e mai piatto.

Ammettiamolo, la musica strumentale viene spesso guardata con diffidenza, ma in questo caso è doveroso andare oltre, buttarsi e non rimerne delusi. Mica si possono perdere le band forti.

Nadsat – “Crudo”