Reikä – “Frangenti”

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Novembre ha la nebbia e i giorni di freddo improvviso, che arriva quando hai trovato un tuo equilibrio. O almeno, pensavi di essere al sicuro dai tuoi pensieri grigi, dai sogni che ti svegliano e dallo stomaco irrequieto. Questo è il mese in cui certi suoni, che senti anche in casa, hanno una sfumatura diversa. Sembrano lontani, eppure sono dentro te.

Non avrei immaginato stagione migliore per questo album. Sarebbe stato diverso in inverno o in primavera o in estate, avrebbe perso quell’atmosfera che lo rende tanto bello da ascoltare e tanto devastante allo stesso tempo.

Frangenti è il disco dell’autunno, della sua nostalgia che ha il colore delle foglie rosse e delle radici degli alberi. Ricorda un’ultima ricerca, forse disperata, di un tepore avvolgente in quello che si ha attorno. I Reikä suonano emozioni forti, fredde per la temperatura e non per i piedi che hanno camminato troppo e camminato invano.

Le sonorità sono dirette e caratterizzate da una semplicità che spiazza. Ciò che si vuole trasmettere arriva in faccia e scombina la sciarpa.

Questo è un disco completo, di quelli che davvero riescono a parlare di sé con coraggio e speranza. La voce urla al vento e contro le sue stesse paure, magari per essere ascoltata anche solo una volta, almeno questa volta. E poi c’è quella intimità che si avverte come un’anima amica e si confida timidamente. Diventa presenza, poi ombra, poi tutto.

Frangenti è il richiamo della natura.

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Reikä – “Frangenti”

Montauk – “Vacanza/Gabbia”

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Volevo fare in modo che le nuove recensioni fossero forti, un’entrata in scena di quelle che ti fanno saltare dalla poltrona e si stappa una birra per la felicità. Volevo far sapere che si scrive anche in inverno, ma ho deciso che forse sarebbe meglio far parlare la loro musica. Sì, mi hanno preceduto.

Loro sono i Montauk Vacanza/Gabbia” è un disco che entra a gamba tesa in testa e dove esce la voce per cantare.

Come ricordano questi ragazzi bolognesi, il nome della band si ispira alla spiaggia che si vede nel film “Eternal Sunshine of a Spotless Mind“. Ecco, loro sono quella malinconia che vuole riscattarsi, costretta però a tornare nello stesso spazio sabbioso dove il mare cancella i messaggi a riva. Eppure sembrava tutto lì a portata di mano, tutto facile prima che le cose prendessero una piega insolita, surreale sotto certi aspetti.

I pezzi che compongono il disco sono influenzati da diverse sonorità. Si incontrano momenti post-punk, noise, emo e quella sfumatura pop, un po’ dolce e per niente fastidiosa. I ragazzi hanno un sound deciso, emozionante e che riesce a rendere palpabili le immagini descritte nei testi. Ci si ritrova a Montauk con quei momenti tra le dita che hanno il sapore di sigarette e città.

Recentemente è uscita una versione tape di questo disco, averle entrambe farebbe solo del bene al mondo.

Le prossime ferie sono in quella spiaggia.

Montauk – “Vacanza/Gabbia”

Tutte Le Cose Inutili – Manifesto

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Arriverà quel momento in cui ce lo chiederai, ti verrà spontaneo fare questa domanda. Chi sono le cose inutili, perché è il nome che abbiamo scelto per voltarci quando ci chiamate, perché quelle quattro parole insignificanti sono diventate per noi un nome, un indirizzo, un luogo verso cui correre, e un luogo a cui tornare sempre, se l’abbiamo rubato dal verso di una canzone dei Massimo Volume, o da una citazione di Oscar Wilde, se mi è caduto sulla testa una mattina che camminavo verso l’università, o forse mangiavo, o forse sognavo, o forse scrivevo una lista di persone o luoghi da esorcizzare, scrivevo di addormentarmi qui e svegliarmi altrove, o forse scrivevo pensando così di farti male. Inutile è un’etichetta che diamo alle cose, quando non ci servono o non ci piacciono. Inutile sarà sempre per te, adesso; non sarà mai per il mondo, sempre. Tutte le cose inutili sono, ad esempio, le canzoni tremende che passano alla radio e che diventano, senza volerlo, la colonna sonora di un amore che nasce improvvisamente, quando vuole lui, come lo scoppio di una lampadina. Tutte le cose inutili sono, ad esempio, i temporali infiniti e freddi e bui attraverso il quale cammini, calmo, vestito e bagnato da una bella notizia. Tutte le cose inutili sono, ad esempio, le strade sterrate e non battute che ti salvano la vita. Tutte le cose inutili sono, ad esempio, quando si parla d’amore a costo di sembrare ridicoli. Tutte le cose inutili sono, ad esempio, i gesti di affetto quotidiani che chi ti sta vicino ti regala, quelli a cui sei abituato ed assuefatto, che quando mancheranno ti faranno crollare ad ogni passo. Tutte le cose inutili sono, ad esempio, tutte le persone che salgono, anche solo per una fermata, sul tuo treno. Tutte le cose inutili sono, ad esempio, i segni che ci lasciano su quel treno, a volte non se ne vanno mai. Tutte le cose inutili sono, ad esempio, quando parli e nessuno ti ascolta, ma se fai attenzione, qualcuno, a volte, sente. Tutte le cose inutili sono, ad esempio, quei momenti in cui vai contro, contro l’opinione delle persone, contro la logica, contro la fisica, contro la storia, sono quei momenti in cui la tua anima esplode. Tutte le cose inutili sono, ad esempio, i sogni a cui ti aggrappi, e che rincorrerai tutta la vita anche quando li vedrai frantumarsi ai tuoi piedi. Tutte le cose inutili sono, ad esempio, dieci ore di macchina per fare per un’ora una cosa che ami. Tutte le cose inutili sono, ad esempio, quando aspetti che qualcosa accada e non accade; quando ti accorgi che la vita è stata programmata per sorprenderti. Tutte le cose inutili sono, ad esempio, tutti i soldi che avevamo, spesi in una sera, le rampe di scale che ho fatto perché non sapevo a che piano abitavi, quel quaderno pieno di canzoni scritte a sette anni che darei indietro la metà dei miei ricordi per averlo in cambio, sono le serate a vedere l’alba con gli amici e con le birre, sono il cuore in gola dopo una corsa, dopo una vittoria, dopo un esame, dopo una foto, dopo un abbraccio. Tutte le cose inutili sono i dettagli su cui ti soffermi quando gli altri passano oltre, i momenti in cui scegli una strada invece di un altra, i momenti che per qualcuno sono attimi e per te sono ore, tutte le cose che ti perdi quando chiudi per un attimo gli occhi ogni cinque secondi. Una scritta sul muro, un concerto, una lettera, un pianto, le parole e gli sguardi che ti cambiano la vita.

Tutte Le Cose Inutili sono un duo toscano che fa Cantautorato Punk. Lo fa da cinque anni sui palchi di tutta Italia. Il nuovo disco “Non ti preoccupare” esce il 26 gennaio per Black Candy Records, edizioni Warner.

Tutte Le Cose Inutili – Manifesto

Ho scritto le mie cose sull’etichetta dei tuoi jeans

Ho scritto le mie cose sull'etichetta dei tuoi jeans - Copertina

Ho iniziato a suonare il basso in prima media e ho provato con tante band diverse. Con alcune ho fatto qualche live, tutti abbastanza vicini a casa. In quel periodo compravo riviste musicali in cui leggevo di tour, di giornate passate in studio a registrare e di palchi con migliaia di persone davanti. Non capivo bene cosa volesse dire, ma volevo far parte di quel mondo. Con un basso in mano ci sarei riuscito, mi dicevo.

Poi ho iniziato con il rap, i primi testi erano malinconici, forse per sentirmi maturo e più grande. Ero alle superiori, il periodo in cui si dovrebbe iniziare a costruire qualcosa e io avevo confuso le materie e le scelte future.

Quando ero bambino leggevo libri d’avventura, quelli in cui il protagonista è un eroe e salva il mondo e fa viaggi lunghissimi in terre mai viste prime. Da piccoli è facile sognare e mi dicevo che anche io dovevo partire, con un cavallo e una spada e poi chissà cosa sarei diventato. Era quello che collegava tutto, che colorava tante pagine.

Dicevo prima, ho suonato in tante band, ma non ho mai inciso un disco. Ho registrato diverse canzoni rap sparse, hanno anche un video, ma non le ho mai raccolte sotto un titolo. Ho perso il conto dei libri che ho letto e ne ho scritto uno. Quest’anno è stato pubblicato e per me è un’emozione che ancora non so descrivere a parole. Forse un giorno troverò il modo.

In quelle pagine ci sono le giornate con lei, quando eravamo in camper, in auto a cantare, in un quartiere parigino un po’ lontano dalla Tour Eiffel. Ci siamo arrivati comunque, nonostante i venditori di Marlboro. C’è tanto là dentro, le canzoni stupide e la mia voglia di scrivere. Si intitola “Ho scritto le mie cose sull’etichetta dei tuoi jeans” così che i miei pensieri siano sempre con lei, sempre addosso, ma mai troppo invadenti.

La copertina è stata realizzata da L’ORA, che è in ogni verso e in ogni parola. Ed è stato pubblicato da HabaneroErga Edizoni, ho visitato pochissimo di Genova, ma sembra una città bellissima. Il libro è acquistabile su AmazonIBSFeltrinelli e Mondadori. Chissà, magari un giorno sarà nelle case di tutti.

La prossima avventura non so quando avverrà, dicono che ogni cosa abbia il suo tempo. Abbiamo scaffali da riempire e una mappa da conoscere.

 

Ho scritto le mie cose sull’etichetta dei tuoi jeans

Esche Vive / Basso Canale – “Non viverla con ansia”

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Non mi sono mai accontentato delle cose lasciate in superficie e scavando ne ho trovate alcune davvero belle, che sono rimaste. E parlo di musica, di libri, di film e di tutti i miei interessi in generale.

Poi succede che conosci di persona certi nomi ed inizi a seguirli con crescente entusiasmo, li supporti con i piccoli mezzi che hai a disposizione. Meritano sicuramente più spazio di quello che stanno sudando, ma si sa come funziona, purtroppo.

Ho iniziato a seguirli dalla fatica precedente e adesso propongono un garage album intitolato Non viverla con ansia che è un vero e proprio delirio ossessivo. Esche ViveBasso Canale hanno nuovamente unito le forze in un lavoro maturo e ben realizzato, finalmente il rap che fa bene.

Le strumentali sono opera di Acca e nonostante possano sembrare semplici a un primo ascolto, dimostrano una grande ricerca musicale e altrettanta conoscenza. Le sonorità si sposano perfettamente con i temi trattati dai vari mc, rispecchiano l’imaginario che prende forma testo dopo testo. Junky e i suoi compagni sono sempre più in forma e questo è testimoniato da diversi fattori che rendono questo disco una sorpresa e una valida alternativa ai nomi che fanno di questo genere musicale un mero prodotto di consumo.

Le liriche sono crude, parlano in maniera diretta e senza freni. Attraverso le parole si incontra un vortice di paura e deliri, di voglie difficili da far tacere. E questo mondo è chiaro, si delinea perfettamente. Insomma, questo album merita la giusta attenzione e tanti ascolti da perderne il conto.

Non viverla con ansia, dicono,

Esche Vive / Basso Canale – “Non viverla con ansia”

Casa Degli Specchi – “La vita (una saga coi baffi)”

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In tanti pensano che il rap abbia ormai perso un po’ di smalto rispetto a qualche anno fa, l’immaginario comune è cambiato riguardo questo genere. Che sia evoluzione musicale o un marketing efficace è meglio non chiederselo, giusto per evitare quella serie di discorsi che non finiscono più.

Il bello è che non è solo un fascio di testi idioti e denti d’oro, macchine e scarpe costose e balletti che fanno assomigliare a babbuini. “La scimmia è l’evoluzione dell’uomo”, diceva un tale.

Me li hanno consigliati qualche anno fa e finalmente è arrivato il nuovo disco.

Si chiamano Casa Degli Specchi, un nome sicuramente già sentito da chi ama l’hip-hop e non si accontenta della corrente modaiola che si sta proponendo adesso. La loro ultima fatica si intitola La vita (una saga coi baffi) e se adesso continuo ad ascoltarlo è perché le canzoni così servono sempre.

La tracklist è divista in tre atti, rispettivamente “Sono ancora vivo, nonostante i baffi“, “La normalità della vita ai tempi del Califfato” e “Il significato della vita” e formano una sorta di filone narrativo in cui si affontano tematiche diverse, con quel tono che caratterizza la CDS. L’ironia e la satira sono sottili e descrivono l’Italia e le sue abitudini con uno sguardo critico e oggettivo. Le caricature, purtroppo, rispecchiano la realtà dei fatti e non sono solo iperboli per impressionare, anzi. E poi bisogna riderci su per non continuare a ripetersi che va tutto male e che non cambierà mai niente. Il senso della vita, forse è da capire, ma il suo fine si sa.

Le sonorità viaggiano su ritmi funky con sfumature elettroniche, in alcuni casi anche reggae e creano la giusta atmosfera con il testo. Il disco è quindi vario e completo sotto tutti i punti di vista, sia liricamente che musicalmente. Finalmente si riesce ad ascoltare qualcosa che fa bene, che ha del contenuto e non si tratta dei soliti disagi urlati al microfono.

Viva Casa Degli Specchi.

Casa Degli Specchi – “La vita (una saga coi baffi)”

Haram / La Deriva – Split

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Torino è stata ed è la culla di tantissime band hardcore, già da prima che nascessi. Nel corso degli anni sono nati tanti spazi, tantissime realtà, come Turin Is Not Dead, che danno un contributo notevole alla crescita di questa scena sempre più attiva.

Poi succede che i gruppi collaborano negli stessi pezzi, come ad aprile che è uscito uno split tra HaramLa Deriva. I primi sono una garanzia già dalle fatiche precedenti, abili a creare atmosfere profonde e sonorità che toccano la psichedelia. Tutto ciò si condensa nella traccia TIND, presente in questo lavoretto. Un testo spoglio, ermetico prende voce in un muro di suoni difficile da abbattere.

La Deriva sono una band torinese giovane, formatasi nel 2014. Il tempo trascorso in sala prove e sui palchi sta dando i suoi frutti e si anticipano con la canzone In a safe place, anch’essa caratterizzata da una notevola dose di aggressività. Intro di batteria, riff massicci e voce che sposa perfettamente i suoni. Resta solo da aspettare qualcosa di più esteso da parte loro, le aspettative sono già alte.

Torino è una grande band.

Haram / La Deriva – Split