Carlo Corallo, la Sicilia nei versi

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Nei giorni scorsi ho letto qualcuno affermare che chi fa rap non può essere un cantautore perché non riuscirà mai a raccontare una storia in modo vero, poetico, intimo. Mi sono promesso che da grande non sarò mai come questo genere di persone.

Chiariamo. Sì, anche con il rap si può raccontare una storia che non contenga per forza sparatorie e borse piene di soldi. Anche con il rap si possono evocare immagini, luoghi, sapori e tradizioni che sono lontane dal nostro immaginario.

Una volta capito questo si può continuare.

Carlo Corallo torna con una nuova canzone dopo aver scritto un disco che continuo ad ascoltare e un EP dal titolo Dei Comuni con cui ho conosciuto una parte di Sicilia. Il Tradimento, canzone appena pubblicata, porta in tavola il sapore e il profumo degli agrumi e le chiacchiere dei paesani in lontananza che non tardano a dare la propria visione del mondo. E hanno ragione loro, dicono.

“Il Tradimento” è un titolo forte. A primo impatto sembra rimandare a una rottura, suona come se fosse irrecuperabile. Cosa ti ha portato a scrivere questo pezzo? Ho avuto l’imput iniziale per la scrittura de “Il Tradimento”, guardando il film “Le Fate Ignoranti” di Ferzan Özpetek. Da lì, ho deciso di creare una storia ambientata in Sicilia, in cui la moglie scopre il tradimento del marito da vari dettagli, quale l’assenza di alcune arance a tavola, alimento che il marito non puó mangiare. La donna, così, decide a sua volta di tradirlo con una collega. I rispettivi tradimenti creeranno un equilibrio nella coppia, più che una rottura. Il racconto si chiude chiedendosi se questo tipo di rapporto possa corrispondere all’amore vero, celando il dubbio in una similproposta di matrimonio. E questo forse è l’unico accenno ad una possibile rottura.

Ritorna la Sicilia e non fa solo da sfondo. Sembra agire, creare le situazioni che racconti. La nuova canzone continua un po’ il lavoro iniziato con “Dei Comuni“? Ho scelto la Sicilia come scenario perché in essa è presente ancora una grande cura della tradizione. Volevo paragonare l’amore tradizionale, ricco di valori e di anniversari, che potremmo definire “l’amore dei nostri nonni”, all’amore fast food di oggi, fatto di Tinder, di “ciao, grazie” e di razionalità. Personalmente, sono favorevole ad entrambe le formule, perché quando c’è affetto tra due persone va sempre bene, che duri mezz’ora o 30 anni. Mettere a confronto questi mondi così diversi è il vero fulcro del brano, da interpretare sia con serietà che ironia. Direi che il brano si distacca dai racconti precedenti di “Dei Comuni” in quanto a sound, ma in un certo senso ne rievoca i luoghi e le sensazioni in ambito descrittivo.

Farà parte di un lavoro più grande? Nel prossimo futuro mi dedicheró a fare uscire singoli, guidati da un unico filo conduttore: strumentali al pianoforte, caratterizzate da un suono più “orchestrale” e meno elettronico. Questa scelta rende maggiormente stimolante cimentarsi con la scrittura e con la tecnica in particolare, essendo più difficile scrivere slegandosi da una batteria che scandisce il tempo, tipica dei pezzi rap. Esprimersi in questo modo rende la parte rappata, quasi parlata e ció facilita l’ascoltatore nella comprensione. È come se un amico gli raccontasse una storia di persona. Potrebbe essere interessante riunire questi pezzi in futuro.

Ascoltate “Il Tradimento”. E dite agli amici che il rap non è solo un video fatto bene su YouTube.

 

Carlo Corallo, la Sicilia nei versi