Malkomforto – “Malkomforto”

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Forse è questa stagione e il suo clima o forse sono tante altre cose che, tutte insieme, mi portano ad ascoltare band di un genere meritevole di più attenzione. Molti lo considerano ancora qualcosa di adolescienziale, l’emo. E chi dice che per fare musica non si piange non ha capito un cazzo.

Padova si dimostra ancora una volta la culla di talenti, di canzoni scritte e suonate con il cuore a ferite aperte. Un altro nome che affiora è quello dei Malkomforto, i quali hanno pubblicato un album omonimo circa un anno fa e ancora si ascolta forte. Con le tempistiche sono un disastro, ma bisogna volersi bene lo stesso.

I ragazzi suonano “l’emo-core fatto a mano come una volta” e questo tocco si sente alla perfezione. Dai testi alle sonorità, è tutto una grande emozione che parla di sé e del proprio vissuto. Gli umori variano con i ricordi, le immagini sono rimaste in mente e in qualche angolo di cuore dove la polvere vola leggera. Questo album fa muovere, respirare e cantare con tutta la voce che si riesce a trovare in corpo.

Si toccano diversi momenti nelle canzoni, da quello più introspettivo ad altri in cui ci si rivolge ad una persona e chissà dov’è adesso. C’è una ringhiera e ci sono le borse della spesa, i suoi genitori e, forse, ancora qualche speranza.

E se ti dico che non è più come ieri è perché siamo andati avanti e cresciuti insieme.

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Malkomforto – “Malkomforto”