Monsieur Gustavo Biscotti – “Rabid Dogs”

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Dicembre è il mese degli album speciali, di quelli che stanno bene con quel periodo e in altri stonerebbero. Natale a parte, è magico e ottobre è un po’ come una strada che anticipa, ma non svela nulla. E nel bel mezzo dell’inverno si sentirà, tra i vari, anche il nome di Monsieur Gustavo Biscotti.

Rabid Dogs è uno di quei dischi a cui ti ci affezioni subito per i suoni, le atmosfere che crea e per quel modo di scrivere che è proprio ciò di cui hai bisogno. Non serve qualcosa di elaborato per dire tanto, basta quel poco che faccia capire quanto di vero e sentito ci sia dietro al lavoro che si ascolterà. E sì, loro ci sono riusciti.

I ragazzi di Mantova hanno condensato in sette pezzi le fatiche e le esperienze maturate in anni di ricerca del genere, sala prove, live, cambi di formazione e tanta tanta passione. Il tono dell’album non cala mai, non ci si annoia e si è invogliati a cantare forte. Le sonorità cavalcano l’onda del post-punk e non mancano quegli elementi che conferiscono spessore all’arrangiamento e all’esecuzione dei brani. Si avverte come un tuffo nel passato e allo stesso tempo qualcosa di nuovo, del loro periodo più hardcore e di quello attuale in cui sono rinati.

Altrettanto d’impatto sono i testi, brevi ed efficaci che vengono ripetuti come mantra, quasi a voler ricordare qualcosa a se stessi. La voce diventa anch’essa uno strumento, che accompagna e viene guidata dagli altri e tutto ciò rende il lavoro della band ancora più interessante. Che poi in sette canzoni hano dato più di quanto ci si potesse aspettare e sì, questi sono i suoni che ci piacciono.

Dicembre è il regalo che si aspetta, anche se non sempre è Natale. E tra la neve e i pacchi magari ci scappa anche qualche canzone.

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Monsieur Gustavo Biscotti – “Rabid Dogs”

Ermes – “Worst case scenario” EP

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Oggi è successo che ho fatto un po’ il mago, di quelli veggenti che riescono a sapere cosa accadrà nei prossimi giorni senza sbagliare di molto. E tutto questo senza nemmeno leggere le carte o le stelle, senza interpretare i gesti dei passanti o il fondo del caffè alle sei di mattina. Insomma, sarà così e basta.

Oltre al freddo, all’avvicinarsi di novembre e della nebbia, ai crediti in università che non so dove trovarli, posso dire con certezza che settimana prossima uscirà un EP che non deve assolutamente passare inosservato. Basta avere pazienza e avrò ragione, davvero.

La band si chiama Ermes e dopo un lavoro pubblicato l’anno scorso e diverse date alle spalle, sono tornati in studio per registrare tracce nuove dal sapore punk, diretto e per nulla intenzionato a stare zitto. Le nove canzoni che compongono l’EP si ascoltano tutte d’un fiato, senza pause, così da seguire al meglio la scia, che i ragazzi mica ti aspettano.

Worst Case Scenario si apre con Title Track che da subito fa capire a cosa ci si imbatte iniziando il disco. Segue l’energia di Two Headed EgoMindfuck: The Musical! che fa ballare un po’, ovunque voi possiate essere. American Pizza” trascina forte e si riprende il respiro, appena appena, con lo skit No Sleep Till Trevozzo che lascia spazio alle ultime canzoni. Si riparte con Radical Shit che urla in faccia tutto ciò che ha da dire, altro che politically correct. A far calare il sipario tocca ai brani Bleeding Heart AdderallAngel WarriorHypnagogia che confermano definitivamente la bravura del gruppo.

Le tracce non sono mai monotone o uguali, il ritmo cambia e le sue variazioni rendono tutto più interessante e coinvolgente. I loro live si preannunciano qualcosa che si ricorda, come i lividi sulla pelle.

Il 21 ottobre avrò ragione e chissà se a fare il mago si passano più facilmente gli esami.

Ermes – “Worst case scenario” EP

Quercia – “Non è vero che non ho più l’età”

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Guardare i film è qualcosa che amo, ma quando sono troppo lunghi sbuffo un po’. Non è per cattiveria o pigrizia, ma questo piccolo difetto me lo porto dietro da tempo. Succede che dopo un’ora e mezza inizio a muovermi male e dire cose scollegate. Mica tutti sono perfetti.

Ovviamente ci sono le eccezioni e uno dei miei registi preferiti è solito girare pellicole non proprio brevi, piene di sogni blu, di tende rosse e di persone che urlano e tu ci rimani fesso. E stavo guardando qualcosa di suo e ho scoperto una band che adesso sto ascoltando tanto e apprezzando sempre più.

Il pezzo si intitola Lynch e parla proprio di quel regista e quanto sia difficile capirlo e capire lei, che sono fatti degli stessi colori e degli stessi vizi che non hanno un perché, che sono nati e basta. I finali e gli intrecci sono puoi mai dirli uguali e ogni gesto è una sorpresa nuova.

Agli strumenti ci sono i Quercia e il loro ultimo lavoro si intitola Non è vero che non ho più l’età. In otto canzoni hanno serenamente ammesso che non è mai colpa degli anni, ma di quella voglia che sfuma per chissà cosa, per chissà quale motivo. E quando ci si guarda allo specchio, che poi sono i tuoi occhi che mi guardano, ti innamori dei lividi che ci siamo fatti cadendo dalle scale, dicendoti cose e ascoltandone altre e per tutte quelle volte che ci siamo chiusi le dita nelle lenzuola. Insomma, non fanno male male, ma si sentono dentro.

Insieme alle altre canzoni i ragazzi hanno dato luce a un disco bellissimo, ottimo per presentarsi  e per dire quelle parole che non avrebbero trovato vita in altro modo. Che bello, non so mai bene cosa scrivere in questi momenti.

Mi sono detto più volte che avrei iniziato a vedere quel film, che dura tanto lo so, ma mi chiama sempre. Forse per oggi non ho l’età.

Quercia – “Non è vero che non ho più l’età”