Punk Rock Holiday 1.6, creste e cose punk

Era una mattina un po’ diversa dalle altre, forse per il caldo clemente o per non aver bevuto il mio solito caffé. La sveglia ha suonato presto, giusto il tempo di indossare qualcosa e via a prendere il treno che da Brescia mi avrebbe portato a Verona. Dopo aver incontrato i miei compagni di viaggio ci siamo diretti alla volta di Tolmin, graziosa città slovena avvolta dalle montagne.

14233088_1263163427028737_998557613920025486_n

Esattamente in quel piccolo angolo di paradiso si sarebbe svolto il tanto atteso Punk Rock Holiday, un festival che sta vedendo sempre più partecipanti provenienti da tutto il mondo. Ad ogni edizione offre uno show unico, con band storiche e di fama mondiale che per cinque giorni si alternano su due diversi palchi all’interno dell’area. Durante il pomeriggio i musicisti si esibiscono al Beach Stage, le cui rive sono bagnate dai fiumi TolminkaSoca. Al calare del sole si accendono le luci del Main Stage e via che partono chitarre, braccia al cielo, circle pit vorticosi e delle volte anche qualche birretta. E per gli amanti dello stage diving c’è la libertà di lanciarsi su una folla di cui ci si può fidare ciecamente.

Il festival ospita inoltre una realtà culturale d.i.y. non indifferente, dando spazio a diversi banchetti di cose autoprodotte, a rampe si skate, a cibi per tutti i palati e alle etichette più gettonate. Qualche distro in più avrebbe decisamente fatto del bene all’animo dei collezionisti, un po’ meno ai loro portafogli. Mica si può avere tutto dalla vita, no?

Parlando di line-up, quest’anno è stata varia e coinvolgente. Le band hanno saputo intrattenere un pubblico caldo e pronto a cantare tutte le canzoni proposte. Lagwagon Sick Of It All hanno avuto il compito di inaugurare il fest e sono riusciti ad offire un assaggio del livello che si incontrerà nelle serate successive. Sul palco principale di passano il testimone gli italiani Edward In Venice, i tecnicissimi A Wilhelm Scream, i sempre giovani Nofx, fino a band come Iron ReaganDeez NutsAuthority ZeroMuncie GirlsAgnostic FrontTotal Chaos No Fun At All. In mezzo a tanti suoni più o meno giovani hanno suonato gruppi storici come FlagDescendents, dimostrandosi sempre attuali nonostante qualche capello bianco. Il punk è anche questo, ricordiamocelo.

Il tiro è stato alto anche al Beach Stage, consigliatissimo per gli amanti dell’hardcore melodico. Notevoli i live di Ants!The Human ProjectFat RandallSuch Gold, capaci di accendere il pubblico come pochi. Non sono mancati nomi italiani come X-State Ride Thanx 4 All The Shoes, entrambi delle bellissime e piacevoli scoperte. E poi si sa, ormai gli Slander sono una garanzia e una realtà affermata che non ha bisogno di presentazioni. Sono sicuro che chi era presente un po’ vorrebbe rivedere quella caciara che solo i veneziani sanno dar vita.

13879467_1245088658836214_4042239805181663725_n

Ammetto che moltissimi musicisti non li conoscevo e questa avventura mi ha fatto scoprire realtà che non hanno tardato a finire nella playlist della mia auto. Tutto questo è merito della mia compagnia di viaggio, di Laura e Francesco di Frammenti Di Un Cuore Esploso, di Luca dei LaDeriva, di Elvira e Fra di Sonatine Produzioni e del mio “coinquilino per sei giorni” Davide. E le nuove conoscenze sono state infinite, chi da Torino, da Verona, da Roma o da Napoli come Alessandro e Laura, entrambi di Cattivi Guagliuni. Bisogna scriverlo forte ovunque, il punk è anche questo.

Delle gironate così non capitano ogni week-end, purtroppo. E credo che tutti avrebbero voluto trascorrere un’altra settimana di festa, di nuove amicizie, di musica e tanto divertimento. Succede che si ritorna e ci sono le responsabilità e il lavoro, le solite facce e quella maledetta routine che non si decide mai a cambiare. E ci sarebbe anche un esame da preparare, lo dice il calendario.

Annunci
Punk Rock Holiday 1.6, creste e cose punk

DIYSCO, una grande famiglia

Mi piace sempre pensare che con poco si possa riuscire a costruire qualcosa che sia di grande aiuto, per tante persone. Quando viene a formarsi una famiglia ci si aiuta vicendevolmente e ciò è fondamentale per la sopravvivenza della stessa. Insomma, ognuno necessita di un sincero e concreto supporto.

Prendiamo ad esempio la musica, in particolare il mondo indipendente. Dover “rivaleggiare” con un mercato sempre più insidioso è già una bella sfida e immaginare che tra gli addetti ai lavori non ci sia coesione e collaborazione decreterebbe la fine di questo ambiente. E noi non vogliamo questo, vero?

Per fortuna non tutto è perduto grazie a quelle idee che riescono a dare speranza e motivano a provarci, a dare sempre il meglio. Forte di un progetto che vanta una crescente partecipazione e un grande seguito, Diego racconta di DIYSCO e di come tutto ha preso forma. Viva viva queste belle cose e i sogni che le hanno concepite.

Com’è nato DIYSCO e che obiettivi si è posto dall’inizio? Un giorno ero in auto e stavo ascoltando la radio. Nella trasmissione si raccontava un po’ com’erano i rapporti tra le band e le case discografiche degli anni Ottanta e Novanta. I musicisti portavano il proprio demo-tape al negozio di dischi o all’etichetta e venivano contattati da chi di dovere nel caso in cui il materiale proposto si fosse rivelato particolarmente interessante. Ora i tempi sono un po’ cambiati e ciò è dovuto a tanti fattori. Credo che in tutta questa digitalizzazione della musica e dei rapporti sia venuta a mancare quella componente umana che prima era più facile ritrovare. Mi sono chiesto se esistesse un modo per far convivere questa dimensione con una piattaforma web. Questo è stato un po’ il ragionamento embrionale di DIYSCO da cui abbiamo iniziato a sviluppare le varie idee. Di fatto non ho inventato l’acqua calda, per un certo periodo MySpace era riuscito a proporre un certo tipo di supporto alla musica. Abbiamo ripreso gli aspetti positivi di alcuni progetti di qualche anno fa e li abbiamo applicati ad una concezione “geo-local“. La differenza e l’innovazione, a parer mio, è in questo e spero che possa essere sfruttato da chi si avvicina a questo mondo.

13322080_1101502546559634_8255008150720471304_n

 

Il progetto offre alle band l’opportunità di farsi conoscere e proporre la propria musica. E il bello è che si incontrano generi differenti. Esatto, DIYSCO si è proposto di dare spazio a quei gruppi che credono in ciò che stanno facendo e che investono ogni giorno nei propri sogni. Tra i diversi profili si leggono i nomi di moltissimi musicisti appartenenti alla scena punk hardcore, questo perché è stato una delle sfere musicali che per prima si è fatta avanti e ha iniziato a supportare. Ad esso si affiancano nuovi mondi come quello indie rockmetal ed elettronica. La piattaforma è un punto di ritrovo per tutta la scena musicale underground, in tutte le sue sfumature. Chissà, magari un giorno si potranno ascoltare nuove influenza e contaminazioni nate da questa convivenza e scambio. Per molti può sembrare un pensiero utopico, ma noi vogliamo provarci, nonostante tutto.

Recentemente avete rilasciato una versione aggiornata della piattaforma. Quali sono state le novità inserite? Inizialmente, quando abbiamo deciso di dar vita a tutto ciò, ci siamo rivolti solamente agli artisti. Dopo un anno e mezzo abbiamo notato una grande affluenza al sito decidendo così di migliorarlo. Alcune modifiche apportate riguardano l’aspetto informatico, mentre altre sono più indirizzate verso l’utenza. In questa nuova versione si dà spazio anche a quelle figure che spesso rimangono un po’ dietro le quinte, nonostante il loro prezioso aiuto. Ora si ha la possibilità di trovare profili di etichette, “venues“, fotografi, blogger, videomaker, illustratori e tanto altro. Inoltre abbiamo reso possibile la profilazione anche ai normali utenti, a chiunque volesse seguire i propri gruppi preferiti e scoprirne di nuovi. L’utopia è quella di fornire ad ogni realtà uno strumento per far sentire la propria voce e magari creare una grande famiglia.

10649784_785285441514681_5504266161322501606_n

Ci siamo incontrati a maggio, tra i palchi del Venezia Hardcore, un festival in continua crescita e che registra ogni anno una partecipazione sempre più numerosa. DIYSCO è nato per il web, cosa manca in concreto al mondo indipendente? Ho iniziato a suonare e frequentare determinati ambienti dal 2001, è passato un po’ di tempo e ho visto alternarsi diverse fasi. Credo che in questo momento ci sia una forte volontà, una grande fame che dà vita a situazioni sempre più coinvolgenti. Ciò che manca sono gli strumenti, qualcosa con cui far conoscere meglio queste stupende iniziative. Le diverse professionalità della musica hanno bisogno di maggiore supporto, è necessario dar maggiore risonanza a tutto il lavoro che viene svolto nell’organizzazione di una serata o di un festival. Oltre a tutto ciò, è fondamentale creare un maggiore senso di appartenenza alla musica, vivere con più intensità i momenti di condivisione che nascono ogni giorno. Lavorando in una giusta direzione è più facile riuscire ad appassionare le nuove generazioni e invogliarle a partecipare e mettersi in gioco. Come detto prima, posso capire che suoni come utopico, ma forse fino a un certo punto. Il mondo indipendente, in tutte le sue sfumature, non può pensare di ghettizzarsi, di chiudersi in se stesso. C’è bisogno di interazione, di supporto e di capire quanto è importante collaborare e condividere. Sarebbe come far parte di una grande famiglia.

Sì, questo ambiente ha così tanto da raccontare che non si può pensare di lasciarlo a sé, senza sostegno e senza coltivarlo. Diego e i ragazzi hanno proposto uno strumento ottimo per far sentire la voce di questo mondo, ora sta a tutti partecipare. Viva DIYSCO.

DIYSCO, una grande famiglia

selva – “eléo”

a1619516675_10

Io ci ho provato, a lasciare là le cose passate, nella speranza di non rivederle mai. Sarebbe bello passare una giornata libera da quello che è stato, ogni tanto. Aggiungiamo a questo la costante pioggia di queste settimane, uscire dal grigiore quotidiano risulta ancora più difficile.

Qualche giorno fa ho parlato con una persona che non ho mai avuto modo di conoscere realmente, ma che ho sentito vicino per le poche parole che ci siamo detti. E mi ha raccontato cose e abbiamo parlato di musica.

Ci sono loro, i selva, che hanno pubblicato un album immenso, nonostante il numero di tracce presenti all’interno. Le sonorità screamopost-hardcore si arricchiscono di influenze black che rendono tutto più oscuro e tetro, come in declino. Lo ascolti e poi ti ci affezioni.

eléo racchiude in sé quattro canzoni, di quelle che colpiscono con una violenza spiazzante. Inizia tutto con “soire” e la sua aggressività iniziale che assume toni più melodici ed epici nel suo svilupparsi. Seguono “alma” e “indaco” e il loro ondeggiare tra urla e suoni dolci, tra il terremoto delle emozioni e una nuova speranza, forse. E infine “nostàlgia“, i fantasmi che ritornano e che forse non se ne sono mai andati, il malessere che non vuole passare e che continua a tormentare.

L’atmosfera che si crea abbraccia e culla, dipinge una dimensione decadente a causa dei ricordi e di ciò che materializzano. Diventa un costante cadere in balia di correnti che portano sempre più a largo, sempre più a fondo. Risalire diventa una vera impresa e le memorie non resistono alla tentazione di trascinarti un po’, dove fa più male. Alla fine ti ci affezioni a questo album, davvero.

La persona con cui ho parlato qualche giorno fa mi ha detto tanto in poco spazio, nelle righe scambiate di qualche messaggio. E poi fuori pioveva e non ricordo che ora fosse, mi sono sentito così.

selva – “eléo”

Venezia Hardcore Fest 2016, anche domani

13220980_1436203996405302_3751177289596340387_n

Zaino in spalle e si va, prono a tutto, un po’ come un boy scout che per la prima volta si addentra nel bosco. La curiosità e la voglia di iniziare l’avventura è più o meno quella e più ci si avvicina a destinazione, più si fatica a nascondere l’entusiasmo. Insomma, si è capito quanto ci tenessi a quell’appuntamento.

Per una sola volta all’anno si può assistere ad uno dei più grandi eventi indipendenti organizzati in Italia, che edizione dopo edizione sta riuscendo ad affermarsi sempre più. Si sta parlando del Venezia Hardcore Fest, breve ed intenso, giusto per lasciare il segno. Le cose belle, si sa, durano una notte soltanto.

Immensa, credo sia l’aggettivo adatto a descrivere la mia esperienza in quella data di festival. Non mi era mai capitato prima di incontrare una realtà così unita, dove si respira un’aria di supporto e condivisione. Venezia Hardcore CrewTrivel hanno organizzato una giornata di musica, di banchetti D.I.Y., di illustrazioni e skate. Questa è stata la mia prima edizione, immaginate.

In tutto hanno suonato circa una trentina di gruppi, italiani e non, facendo muovere un pubblico estremamente partecipe. E quindi è un continuo spostarsi, incontrando amici e facendo nuove conoscenze, tra le varie sale che hanno ospitato diverse sfumature di un mondo da scoprire e vivere. Diversi artisti hanno esposto le proprie opere, c’erano i vinili e le magliette, il banchetto di DIYsco, di Frammenti Di Un Cuore Esploso, di Epidemic Records, di Riots not Diets, di Sea Shepherd, di Essere Animali e tantissimi altri.

Spero che tutto ciò diventi un modello a cui ispirarsi e che nascano più spesso situazioni simili. Servono momenti di respiro come quello vissuto al Rivolta, nei quali si ha l’occasione di condividere le proprie battaglie, anche quando hanno la forma di una chitarra o un pennello. Che poi non esistono classifiche o persone migliori di altre.

Non ricordo le volte che ho provato a skaetare per poi finire rovinosamente a terra. Una maglietta di una distro recita: “This is more than music/ This is what we believe in“. Sarebbe possibile rifare tutto domani?

Venezia Hardcore Fest 2016, anche domani

FCE Records Studio, sentirsi come a casa

11130091_994923867206062_8328776206368202285_n

Chiamo un amico, gli propongo un concerto, lui accetta e si parte. Il tratto di strada da percorrere non è poi così lungo e l’idea di staccare dalla routine del week-end è alquanto allettante. Chi macina chilometri per andare ai live potrà capirmi.

E poi si arriva in una zona tranquilla di Mantova, per il tanto atteso grande evento. I ragazzi di Frammenti Di Un Cuore Esploso, dopo infiniti sacrifici e ostacoli burocratici, riescono ad aprire uno spazio tutto loro. FCE Records Studio nasce con tantissimo entusiasmo e determinazione, fattori fondamentali per la realizzazione dei propri sogni e delle proprie lotte. Le iniziative future prevedono collaborazioni con moltissime band del panorama D.I.Y., insieme ad altrettante sorprese che avranno modo di coinvolgere sempre più appassionati al genere e ambiente. Insomma, qualcosa da supportare ad occhi chiusi, senza indugi.

13151707_1211757348856045_7392924791114119229_n

L’accoglienza è delle migliori, si fa presto a conoscere tanta gente entusiasta per il clima creatosi. Si vive una gioia comune, come se quelle pareti e quei suoni fossero una piccola vittoria per tutti. Proporre la propria musica in libertà, dare il proprio contributo e aiutarsi a vicenda fa sentire come a casa, come essere parte di una famiglia. Si procede poi con il live di Futbolìn Thunder Bomber, due band che sanno come farti muovere. La serata continua tra foto, risate, birrette, vinili e tanta bella musica. Una piccola oasi felice a Mantova, una ventata d’aria fresca che ogni giorno prova a raggiungere nuovi spazi e nuovi volti. A loro auguro il meglio, se lo meritano.

Bravi tutti, organizzatori e gruppi che hanno suonato. Sono già state pubblicate le date con i prossimi appuntamenti che si svolgeranno all’FCE Records Studio, sono davvero interessanti. Un altro vinile si aggiunge alla mia piccola collezione, tornare a mani vuote da un concerto non è cosa.

FCE Records Studio, sentirsi come a casa

Lambs – “Betrayed From Birth” EP

BFB_FRONT COVER

Delle volte capitano quei momenti in cui ci si ritrova un po’ disorientati da ciò che si ha attorno. Come quando scopri che le storie che ti raccontavano da bambino sono solo un metodo per educarti e per distrarti. Da “grande” ti senti un po’ tradito da quelle belle parole, da quegli eroi così saggi ed impavidi. Il senno di poi ha lacerato quel velo d’illusione che ora è quasi impossibile da recuperare. Non sarà mai innocente come da piccoli.

Le storie mi hanno sempre affascinato, la realtà un po’ meno. In maniera un po’ egoistica ho realizzato di non trovarmi solo in quella dimensione desolata e che qualcuno condivide quello stesso retrogusto amarognolo.

Il sottofondo perfetto è Betrayed From Birth, nuovo EP dei Lambs, i quali meritano particolare attenzione verso ciò che hanno saputo plasmare in questa loro ultima fatica. Il lavoro in questione prevede tre pezzi che danno vita ad un concept completo sotto ogni punto di vista. Qui vale il detto “pochi, ma (estremamente) buoni”.

Le sonorità sono violente, dirette, penetranti. “Fear is your key” ha il compito di rompere un ghiaccio sinistro, formatosi in un oceano nel quale si ha perso il controllo su tutto. La paura apre le porte all’intimità di un malessere primordiale, a quelle domande scomode che trovano risposte in struggenti verità. Segue “You will follow me down“, brano che dipinge un mondo caotico e tempestoso, generato nei sogni più lontani dalla loro realizzazione. Il panorama presentato è tetro, decadente e destinato ad esaurirsi per mano della stessa volontà creatrice. A chiudere le danze spetta a “And your time will be collapsed” che, riprendendo le atmosfere introdotte dai pezzi precedenti, rivela le questioni irrisolte, le stesse che ancora vagano in cerca di identità. Si trascinano in una consapevolezza cieca, amara e delusa in parte per tutto ciò che deve essere sopportato. La speranza sembra essersi dissolta in partenza, inevitabilmente.

L’EP segna i passi di un percorso tenebroso e avviato da un malessere viscerale. Lo si avverte in ogni nota, in ogni parola che la voce riesce a pronunciare prima di essere dispersa da una corrente diabolica. E queste illusioni si comprendono all’ultimo momento, quando già si vede la terra ad una manciata di bracciate. Un po’ come essere traditi dalla nascita.

La band è riuscita ad esprimere tutto ciò con estremo coinvolgimento, sia artistico che emotivo. Un viaggio da ascoltare con gli occhi chiusi per provare a sperimentare l’esistenza, quella vera.

Lambs – “Betrayed From Birth” EP

Zeit – “The World Is Nothing”

ZEIT - The World Is Nothing - Cover

Alcune volte capita di rimanere malinconici di fronte alla visione di ciò che ci circonda. Avere l’illusione di qualcosa di realmente palpabile, ma non vivibile pienamente. Un bel dipinto, ricco di belle storie ed eroi irraggiungibili, ma che si allontana ad ogni pennellata da ciò che funge da vera fonte di ispirazione. Bisogna immergersi nel buio per incontrare un piccolo lume di verità, comunque futile.

Dalla laguna giunge l’impatto violento degli Zeit che con il loro nuovo album dal titolo The World Is Nothing” dimostrano un potenziale davvero notevole. Si contano dieci canzoni, ognuna delle quali presenta sonorità aggressive e taglienti. La band non concede nemmeno una piccola presa di fiato, non si ha il tempo di mettere a fuoco cosa si ha intorno. Ritmi martellanti e riff vorticosi creano contribuiscono a creare una dimensione che inghiottisce ed oscura. La voce arriva in maniera diretta, affamata e pronta ad urlare liberamente il suo malessere. E non con la pretesa di far comprendere la propria condizione, quanto più per una liberazione, probabilmente illusoria, vana.

Il concept dell’album è espresso dal titolo stesso. Il gruppo veneziano immerge l’ascoltatore in una stanza di tormenti, in un tunnel di angosce e amara disillusione. Aprire gli occhi non serve a molto, si rischia solamente di sprofondare in quell’abisso tortuoso che la consapevolezza del nulla stende di fronte. Si conosce solo un artificio irreale, una costruzione che serve a rasserenare il cuore, a dare qualche speranza in più. Il niente, questo ci è dato comprendere, forse.

Gli Zeit hanno saputo condensare in dieci brani una visione della realtà sofferta, amareggiata. Il tutto accompagnato dalla passione e dalla voglia di trasmettere qualcosa. Trascinano, con estrema naturalezza. Un nome che ha tutte le carte per farsi conoscere sempre più.

Un circolo vizioso, nel quale non si riesce ad identificare un vero e proprio punto d’origine. Tutto ritorna, ritorna nel buio, quello intimo.

Zeit – “The World Is Nothing”