Futbolín – “Shy Guys, Malmo Days”

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Tornano i Futbolín con una nuova fatica a distanza di due anni dall’EP che ha permesso loro di farsi conoscere e affermarsi nell’ambiente screamo italiano. I ragazzi di Verona hanno maturato un sound grazie anche ai numerosi live alle spalle, rendendo il nuovo disco qualcosa di veramente interessante.

Shy Guys, Malmo Days” è composto da sei canzoni, con quei riff e quella voce con cui ci stanno viziando da parecchio tempo. Pezzi veloci, ritmi forsennati e Giordi che urla dei momenti di ogni giorno. Non mancano quei giocattolini che “colorano” l’atmosfera, come nel caso del pezzo che chiude il disco, “(Greetings from) Malmo“.

Si ringraziano diNotte RecordsÈ un brutto posto dove vivereHesitation per aver fatto uscite questa bellezza. I nostri eroi saranno presto su infiniti palchi per portare quest’album un po’ a tutti e intanto potete iniziare ad ascoltarlo sulla loro pagina Bandcamp.

Non c’era modo migliore di “Fox” per iniziare un disco.

Futbolín – “Shy Guys, Malmo Days”

Edward In Venice, tra festival e studio

Succede che vai ad un festival e leggendo la line-up scorgi qualche nome che probabilmente ha visto le tue stesse strade, ha suonato nei locali che frequenti e magari ha condiviso le tue stesse serate. Vedi questi ragazzi sul palco, ai banchetti del merch, vicino al proprio van che parlano con tutti e tutto diventa più familiare, inizi a sentirti parte di qualcosa.

Filippo è la voce degli Edward In Venice e quest’anno sono stati tra le band che si sono esibite sul main stage dell’ormai affermato Punk Rock Holiday. Non c’era mai stato prima, si parla di tour importanti, di nuovi progetti e ne è davvero contento. E chissà cosa vuol dire essere protagonista di qualcosa di così grande.

Quest’anno avete suonato sul palco principale del Punk Rock Holiday. Come avete vissuto questa esperienza? Avevate mai partecipato prima, come pubblico o come band? E’ stato uno show da paura, volevamo pestare quel palco già da tempo e finalmente è arrivato. Inutile dire che l’atmosfera di Tolmin è surreale quando si accendono i riflettori sugli stage, le band si amalgamano al pubblico e via parte lo show che non dimentichi. Esperienza davvero superlativa, prima esperienza sia come pubblico che band; non so quante persone ci fossero di preciso ma vedere chi canta con te e chi vola in crowd surfing durante il tuo set ti regala tanto. Si dovrà rifare!

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Siete stati anche su altri palchi importanti, come quello del Groezrock. Cosa significa per voi suonare in queste situazioni? Cosa rende queste occasioni così speciali? Il bello del festival sta nel riuscire a raccogliere un largo bacino di persone/band/amici lontani che altrimenti non si ha l’occasione di vedere o condividere giornate come queste. Suonarci ti carica in maniera inspiegabile, i flyer che girano da mesi e mesi prima non fanno altro che aumentare l’energia che andrai a sprigionare su quei palchi. E’ un vero e proprio meeting internazionale per tutti noi amanti della scena. Diciamo che da bambino ti pisciavi addosso per l’arrivo di Babbo Natale, adesso c’è il fest.

Credi che anche in Italia si possano ricreare situazioni simili? Quali sono, secondo te, gli “ostacoli”? Assolutamente sì, sto vedendo nuove organizzazioni che stanno creando festival molto interessanti e in netta crescita anno dopo anno come BayFest Venezia HC giusto per citarne alcuni. Gli ostacoli sono il non crederci e non avere voglia.

Parlando di scena, come la vivete? A livello italiano ti sembra unita, attiva come quelle incontrate nelle vostre date all’estero? La viviamo in maniera molto naturale e attiva, tutte le amicizie che ci siamo fatti dal primo concerto le abbiamo mantenute negli anni creando sempre occasioni di ospitare o essere ospiti. A livello italiano penso che molte persone si sentano parte di una grande corsa all’ “oro che non c’è”.

Edward In Venice, il vostro ultimo album risale al 2015, attualmente siete a lavoro su qualcosa di nuovo? Siamo momentaneamente al lavoro su un nuovo capitolo della storia della band e uscirà in questo 2017.

Ripensando alla strada percorsa e ai dischi pubblicati, cosa c’è di diverso nel nuovo materiale? Ci sarà più dinamica, più struttura e più cura dei dettagli, meno influenze, ancora più concretezza e personalità.

Questi cambiamenti sono stati “studiati” o sono avvenuti in maniera naturale? Totalmente naturali, come gli arrangiamenti vocali a due voci anziché tre come fatto finora, inserendo un nuovo chitarrista proveniente da altre realtà musicali. Alcune sonorità stanno svoltando in maniera inedita. Studieremo soltanto quali tour fare prossimamente.

Come immagini il futuro della band? Penso che ci sia ancora una bella dose di carogna e voglia di strillare in giro, rompersi i culi sul van e dormire dove capita. Ci siamo già tolti diverse soddisfazioni e siamo sicuri che avremo modo di togliercene altre.

Questa è l’ennesima riprova che se qualcosa è fatto davvero con il cuore porterà risultati, anche se all’inizio non si smette mai di cadere, di rimanerci male o pensare di mollare. Che qualcosa si può muovere sotto, basta trovare la forza di farlo emergere. E intanto qui si aspetta il nuovo disco.

Edward In Venice, tra festival e studio

Gli Altri – “Prati, Ombre, Monoliti”

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Una volta, quando ero un bambino con tante cose in testa, decisi di costruire una casa sull’albero che vedevo fuori dalla finestra di camera mia. Volevo farne una come quella di un film appena visto e decisi di provarci data la semplicità dell’idea. I rami erano però troppo sottili e sembravo già pesante io, come poteva reggere un letto, un armadio, un tetto, un abat-jour e un tavolino per fare i compiti? Quell’albero ha continuato a crescere, a vestirsi e spogliarsi e io mi sono trasferito.

Di recente ho sentito quel desiderio parlare di nuovo, sottovoce.

A Savono si suona forte e Gli Altri sfornano un disco di rara bellezza, completo sotto ogni punto di vista. Si avverte subito quanto i ragazzi abbiano lavorato per raggiungere questo risultato, a partire dall’arrangiamento e arrivando alla componente lirica. Il titolo della loro ultima fatica è Prati, Ombre, Monoliti e la dimensione che crea sembra riprendere un paesaggio armonico all’apparenza e di malinconia quando lo si conosce meglio.

La prima canzone è”Prati” e si apre a uno spazio appena conquistato, da condividere con una persona che è sempre lì, quando dormi e quando aspetti il bus. Quello doveva essere un piccolo rifugio da cui iniziare e si è fatto scuro per le ombre che sporcano  l’erba, le paure che alimentano queste figure lunghe e quelle emozioni che non finiscono, che rimangono con la loro forma immensa quasi a voler essere da monito per chi abbia intenzione di avvicinarsi a quel piccolo Eden. Non puoi far nascere un mondo, figurati abitarlo da solo con questi sassi che non ti fanno camminare a piedi nudi quando oggi c’è il sole e ieri ha piovuto, quando non ci sono muri con cui parlare o l’aria passa troppo veloce e non puoi sentirti sollevato.

I brani viaggiano su melodie lontane e ritmi che somigliano alle onde del mare che ti vogliono portare su un’isola fuori dalla mappa. Lui ha chiara la meta, ci vuole pazienza. I testi parlano con la nostalgia in gola, il suo viso in mente e le sue mani come acri da mettere una tenda e raccontarsi storie. In quel prato c’era questo.

Adesso abito in una casa nuova e nel giardino c’è un albero. Il balcone affaccia su di lui, ma alcuni uccelli mi hanno già rubato il posto. Anche le scarpe sono cresciute, me ne sono accorto ora.

Gli Altri – “Prati, Ombre, Monoliti”

Venezia Hardcore Fest 2016, anche domani

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Zaino in spalle e si va, prono a tutto, un po’ come un boy scout che per la prima volta si addentra nel bosco. La curiosità e la voglia di iniziare l’avventura è più o meno quella e più ci si avvicina a destinazione, più si fatica a nascondere l’entusiasmo. Insomma, si è capito quanto ci tenessi a quell’appuntamento.

Per una sola volta all’anno si può assistere ad uno dei più grandi eventi indipendenti organizzati in Italia, che edizione dopo edizione sta riuscendo ad affermarsi sempre più. Si sta parlando del Venezia Hardcore Fest, breve ed intenso, giusto per lasciare il segno. Le cose belle, si sa, durano una notte soltanto.

Immensa, credo sia l’aggettivo adatto a descrivere la mia esperienza in quella data di festival. Non mi era mai capitato prima di incontrare una realtà così unita, dove si respira un’aria di supporto e condivisione. Venezia Hardcore CrewTrivel hanno organizzato una giornata di musica, di banchetti D.I.Y., di illustrazioni e skate. Questa è stata la mia prima edizione, immaginate.

In tutto hanno suonato circa una trentina di gruppi, italiani e non, facendo muovere un pubblico estremamente partecipe. E quindi è un continuo spostarsi, incontrando amici e facendo nuove conoscenze, tra le varie sale che hanno ospitato diverse sfumature di un mondo da scoprire e vivere. Diversi artisti hanno esposto le proprie opere, c’erano i vinili e le magliette, il banchetto di DIYsco, di Frammenti Di Un Cuore Esploso, di Epidemic Records, di Riots not Diets, di Sea Shepherd, di Essere Animali e tantissimi altri.

Spero che tutto ciò diventi un modello a cui ispirarsi e che nascano più spesso situazioni simili. Servono momenti di respiro come quello vissuto al Rivolta, nei quali si ha l’occasione di condividere le proprie battaglie, anche quando hanno la forma di una chitarra o un pennello. Che poi non esistono classifiche o persone migliori di altre.

Non ricordo le volte che ho provato a skaetare per poi finire rovinosamente a terra. Una maglietta di una distro recita: “This is more than music/ This is what we believe in“. Sarebbe possibile rifare tutto domani?

Venezia Hardcore Fest 2016, anche domani