Gli Altri – “Prati, Ombre, Monoliti”

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Una volta, quando ero un bambino con tante cose in testa, decisi di costruire una casa sull’albero che vedevo fuori dalla finestra di camera mia. Volevo farne una come quella di un film appena visto e decisi di provarci data la semplicità dell’idea. I rami erano però troppo sottili e sembravo già pesante io, come poteva reggere un letto, un armadio, un tetto, un abat-jour e un tavolino per fare i compiti? Quell’albero ha continuato a crescere, a vestirsi e spogliarsi e io mi sono trasferito.

Di recente ho sentito quel desiderio parlare di nuovo, sottovoce.

A Savono si suona forte e Gli Altri sfornano un disco di rara bellezza, completo sotto ogni punto di vista. Si avverte subito quanto i ragazzi abbiano lavorato per raggiungere questo risultato, a partire dall’arrangiamento e arrivando alla componente lirica. Il titolo della loro ultima fatica è Prati, Ombre, Monoliti e la dimensione che crea sembra riprendere un paesaggio armonico all’apparenza e di malinconia quando lo si conosce meglio.

La prima canzone è”Prati” e si apre a uno spazio appena conquistato, da condividere con una persona che è sempre lì, quando dormi e quando aspetti il bus. Quello doveva essere un piccolo rifugio da cui iniziare e si è fatto scuro per le ombre che sporcano  l’erba, le paure che alimentano queste figure lunghe e quelle emozioni che non finiscono, che rimangono con la loro forma immensa quasi a voler essere da monito per chi abbia intenzione di avvicinarsi a quel piccolo Eden. Non puoi far nascere un mondo, figurati abitarlo da solo con questi sassi che non ti fanno camminare a piedi nudi quando oggi c’è il sole e ieri ha piovuto, quando non ci sono muri con cui parlare o l’aria passa troppo veloce e non puoi sentirti sollevato.

I brani viaggiano su melodie lontane e ritmi che somigliano alle onde del mare che ti vogliono portare su un’isola fuori dalla mappa. Lui ha chiara la meta, ci vuole pazienza. I testi parlano con la nostalgia in gola, il suo viso in mente e le sue mani come acri da mettere una tenda e raccontarsi storie. In quel prato c’era questo.

Adesso abito in una casa nuova e nel giardino c’è un albero. Il balcone affaccia su di lui, ma alcuni uccelli mi hanno già rubato il posto. Anche le scarpe sono cresciute, me ne sono accorto ora.

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