Il libro del mese, IV

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Ero al primo o al secondo anno delle superiori e decisi di comprare con i miei amici delle pistole giocattolo, quelle che sparano pallini gialli e non fanno troppo male. Avremmo fatto due squadre e la battaglia si sarebbe tenuta di notte in un parco, stando bene attenti a non fare troppo rumore. Tutto sommato eravamo anche abbastanza educati.

Ancora oggi non so il motivo di tale proposta, forse era un modo un po’ innocente per ritornare bambini, quando si giocava a fare la guerra senza realmente sapere di cosa si stesse parlando. E come tante belle idee venne dimenticata e piano piano sfumò insieme all’entusiasmo iniziale. Stavamo diventando pigri e la cosa cominciava già a spaventare.

Ai tempo ancora non lo conoscevo, ma credo che sarebbe stato bello vivere almeno un quarto dell’avventura di Lebrac e dei suoi fidi compagni d’arme. Magari con meno botte o sassate, ma il concetto è più o meno quello. Cosa avrei detto ai miei genitori se fossi tornato a casa in mutande?

Louis Pergaud racconta in La guerra dei bottoni le imprese della giovane armata di Longeverne in conflitto con i fanciulli di Velrans. Le due fazioni non si risparmiano insulti, scherzi diabolici e sabotaggi perfidi. Le giornate trascorrono tra i banchi di scuola e le lezioni del severo Papa Simon, tra i piani per il prossimo attacco e le sculacciate dei genitori. E i tesori mica sono forzieri colmi d’oro, ma dei semplici bottoni, bretelli ed altri indumenti presi come trofeo dai prigionieri di ogni lotta. Si viene così umiliati sul campo di battaglia e tra le mura di casa. Chi ha detto che la guerra è una passeggiata?

L’autore scrive con uno stile semplice, con quell’ironia che fa amare i personaggi di cui si legge. I dialoghi rispecchiano l’innoqua innocenza tipica dell’età dei protagonisti, i quali parlano con il fervore di chi certe cose le ha vissute realmente. Anche l’amore fa capolino, in quei gesti timidi e romantici che solo un bambino può compiere, quando si emoziona e diventa rosso rosso dallo sforzo. Le gesta di Lebrac e compagni ricordano le armi che si compravano al mercato e le storie che prendevano vita insieme ai vicini di casa, per colorare un po’ i pomeriggi. Si era meno impacciati.

Avrei tanto voluto fingere quella sparatoria nel parco, soccorrere qualche caduto e magari diventare anche l’eroe di turno. Tutti hanno bisogno di un eroe. Chissà cosa ho comprato al posto di quella pistola.

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