Brian Eno e Palazzo Te

Uno dei grandi problemi di questo bel Paese è che non sempre riesce a valorizzare le immense risorse artistiche e culturali di cui dispone o le offre attraverso approcci “classici”, presentandole antiquate o incapaci di suscitare un vero interesse. Pensare di avvicinare i giovani senza reinventarsi un po’ è un pensiero utopico e sarebbe proprio un peccato lasciare a sé questi inestimabili tesori.

Possiamo ogni tanto gioire perché ci sono ancora iniziative che danno speranza, soprattutto per quelle città che faticano a spiccare, nonostante la loro bellezza. Sì, non resta che ringraziare.

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Mantova diventa ancora una volta teatro di un’opera che in pochissimi altri luoghi si è dimostrata così coinvolgente e originale. La Capitale Italiana della Cultura 2016 ha ospitato a Palazzo Te le installazioni di Brian Eno, musicista e artista di fama mondiale. Per una settimana si ha avuto la possibilità di assistere ad un dialogo tra arte rinascimentale e contemporanea in uno scambio di storia, colori e suoni. La proposta di Francesca Colombo, membro del Comitato Scientifico del Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te, si è rivelata un’occasione unica per vivere un evento così particolare.

Una prima performance ha visto la facciata del Giardino dell’Esedra investita da motivi floreali e colori accesi, creando un forte impatto visivo. Queste proiezioni avvenivano in maniera casuale grazie ad un particolare software ed erano accompagnate da una traccia audio che guidava l’esperienza. L’artista si propone così di esplorare quelle interazioni estetiche con la tecnologia dando vita ad una “musica visuale” leggera e armonica. Nella sua semplicità ha creato un effetto interessante e avvincente.

Contemporaneamente l’ala Fruttiere di Palazzo Te dava spazio a casse e aplificatori dalle quali si ascoltava un suono distinto fuoriuscire da ognuna di esse. Posizionate in angoli diversi della stanza, insieme agli altoparlanti, riproponevano un brano dell’ultimo album dell’artista. Luci e note interagiscono, si scambiano e creano una dimensione onirica, nella quale ci si sposta senza coordinate, se non quelle sensoriali. Senza dubbio si tratta di una sperimentazione riuscita al meglio.

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Nonostante si possa aver assistito alle opere di Brian Eno con una certa diffidenza o scetticismo, è necessario capire l’importanza di questo breve periodo di esposizione. Aprire la struttura ad una performance cotemporanea è decisamente un passo avanti per allontanarsi da quella visione troppo accademica con cui si parla d’arte. Va bene studiarla dai libri per conoscere gli autori, ma vivere l’espressione, toccarla e goderne è alla base della manifestazione artistica, in tutte le sue sfumature.

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