Il libro del mese, I

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Mi ero promesso che l’avrei letto, un giorno. Notai quel libro nella sezione “narrativa” di una libreria in centro, la stessa che frequento assiduamente. Lo scaffale su cui era poggiato ospitava numerosi titoli, la maggior parte dei quali non conoscevo. Tra l’imbarazzo della scelta, il tempo pagato al parcheggio che si stava esaurendo e un’insolita pressione del mondo uscii da quel paradiso comprando tutt’altro. Era solo questione di occasioni.

Era amore a prima vista, a ultima vista, a eterna vista.

Mesi dopo lo acquistai, in un momento inutile di una giornata trascorsa per inerzia al centro commerciale. Che vuoi fare di domenica se non scegliere la prossima lettura? Fu così che mantenni fede alla mia promessa, come un vero uomo.

Si intitolava Lolita, scritto da un certo Vladimir Nabokov. Iniziai a leggerlo con un’attrazione tale che mi avrebbe portato a mangiarlo e scommettere persino sul suo buon gusto. Che volete farci, ognuno ha le sue debolezze.

Le parole di Humbert, la voce narrante delle vicende, avevano quel tono che solo alcuni uomini possono permettersi. Sapevano di esperienze, di dopobarba non improvvisati, dell’Europa e dei viaggi tra le sue capitali, in quei posti dove si beve bene spendendo poco. E ricordavano tante altre cose, che probabilmente non ho ancora conosciuto, o vissuto. Le strade americane diventavano familiari pagina dopo pagina, nonostante io non le abbia mai percorse. Assomiglia a quel tipo di persona che ha sempre qualcosa di interessante da raccontare, nonostante la goffaggine nei gesti.

E poi c’è l’amore, mica poteva andare tutto bene. Quel sentimento è maledetto, è riuscito ad insinuarsi nella penna dello scrittore fino a rendere cieco il suo povero personaggio, senza che lui se ne accorgesse. Anzi, gli piaceva.

Un uomo non è fatto per resistere ad una ninfa, figuriamoci uno come HumbertLolita lo strega, gli ruba il cuore e ci gioca come farebbe una bambina viziata con la sua nuova bambola. Tutti crescono e giochi si abbandonano, no? Ecco, maledetto amore e non se ne parla più.

Dalla libreria è passato alla mensola sopra il mio letto, ogni mattina mia mamma lo sposta per fare le pulizie. E intanto sono ancora contento per essere stato di parola.

 

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