Lamantide – “Carnis Tempora: Abyssus”

LAMANTIDE_Carnis Tempora Abyssus_cover

Una componente importante della natura umana è la ricerca, quella intima, profonda e infinita. La stessa di cui non si conosce la meta, di cui non si hanno garanzie di riuscita e che presenta innumerevoli variabili sul percorso. Eppure si parte. Spesso chi intraprende un viaggio sente la necessità di annotare ciò che vive, ciò che vede con i propri occhi. Un ritorno alla carta, viscerale.

Come in un libro, al termine di un capitolo se ne incontra inevitabilmente un altro. Si prosegue con la lettura per i cremonesi LAMANTIDE che segnano una nuova tappa con l’EP intitolato Carnis Tempora: Abyssus. In questo loro nuovo lavoro nulla è lasciato al caso ed ogni elemento si ricollega al concept che guida le sei canzoni scritte dalla band. Un viaggio interiore, che scava in quegli abissi interiori senza pareti, ignoti, bui. “Ambula ab intra“, come dicevano gli alchimisti e come viene ripreso nel brano “Io, Caronte“. Un ritorno alla carne.

La composizione dei pezzi accompagna perfettamente il concept dell’EP. Queste sei canzoni immergono l’ascoltatore in atmosfere oscure, in stanze contenenti colonne di libri illuminanti. L’immagine è un po’ medievale, fredda e affamata di sapere, di trovare la Pietra Filosofale e realizzarsi. I riff alternano momenti di aggressività ad altri più melodici, come se il Caos fosse talvolta seguito da attimi di calma e raziocinio. Come se in quegli istanti di melodia si raggiungesse la consapevolezza di aver battuto una tappa importante all’interno di questo viaggio. La batteria stende un ritmo ossessivo, martella il tempo senza troppa gentilezza. Il basso diviene uno strumento importante e suggestivo, come negli echi nel brano “Immortalis Lapis“. A rendere ancora più cupe queste sonorità c’è la voce, altrettanto curata e diretta. In alcuni momenti viene portata quasi all’estremo, in altri è parlata, forse nel tentativo di attirare l’attenzione dell’ascoltatore. Una sorta di guida in quel cammino oscuro.

Altro fattore da non tralasciare sono i testi. La band dimostra di saper comporre anche dal punto di vista lirico e di saper utilizzare un lessico non del tutto comune. I versi ospitano i mondi dell’alchimia, delle teorie junghiane, degli abissi individuali. Gli argomenti sono affrontati in maniera matura, riuscendo a non cadere in banalità. Si finisce con il toccare con le proprie mani un lavoro completo, sotto tutti gli aspetti.

Quelle dimensioni ritornano ad ogni ascolto, ad ogni passo di quella discesa così intima. E ritornano i dubbi, le paure, le voci, le preghiere mai esaudite. Ritornano i demoni e si rischia di andare alla deriva. Un viaggio, questo, da intraprendere ed ascoltare con la carne.

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Lamantide – “Carnis Tempora: Abyssus”

Un pensiero su “Lamantide – “Carnis Tempora: Abyssus”

  1. […] “Si prosegue con i cremonesi LAMANTIDE che segnano una nuova tappa con l’EP intitolato “Carnis Tempora: Abyssus“. In questo loro nuovo lavoro nulla è lasciato al caso ed ogni elemento si ricollega al concept che guida le sei canzoni scritte dalla band. Un viaggio interiore, che scava in quegli abissi interiori senza pareti, ignoti, bui. “Ambula ab intra“, come dicevano gli alchimisti e come viene ripreso nel brano “Io, Caronte“. Un ritorno alla carne. La composizione dei pezzi accompagna perfettamente il concept dell’EP. Queste sei canzoni immergono l’ascoltatore in atmosfere oscure, in stanze contenenti colonne di libri illuminanti. L’immagine è un po’ medievale, fredda e affamata di sapere, di trovare la Pietra Filosofale e realizzarsi. I riff alternano momenti di aggressività ad altri più melodici, come se il Caos fosse talvolta seguito da attimi di calma e raziocinio. Come se in quegli istanti di melodia si raggiungesse la consapevolezza di aver battuto una tappa importante all’interno di questo viaggio. La batteria stende un ritmo ossessivo, martella il tempo senza troppa gentilezza. Il basso diviene uno strumento importante e suggestivo, come negli echi nel brano “Immortalis Lapis“. A rendere ancora più cupe queste sonorità c’è la voce, altrettanto curata e diretta. In alcuni momenti viene portata quasi all’estremo, in altri è parlata, forse nel tentativo di attirare l’attenzione dell’ascoltatore. Altro fattore da non tralasciare sono i testi. La band dimostra di saper comporre anche dal punto di vista lirico e di saper utilizzare un lessico non del tutto comune. I versi ospitano i mondi dell’alchimia, delle teorie junghiane, degli abissi individuali. Gli argomenti sono affrontati in maniera matura, riuscendo a non cadere in banalità. Si finisce con il toccare con le proprie mani un lavoro completo, sotto tutti gli aspetti.” MICROCOSMO BLOG […]

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