Alessandra Piccoli, poesia fotografica

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Sin da piccolo ho sempre visto gli scrittori come dei piccoli eroi. Sinceramente, ancora oggi non saprei dire il perché, eppure questa visione non sembra essere cambiata. Crescendo ne ho conosciuto qualcuno e in ogni occasione non hanno deluso le mie fantasie bambinesche. Degli eroi, nel loro piccolo.

Mi hanno sempre affascinato le persone che hanno qualcosa da raccontare, che conoscono sempre nuove storie e le condividono, rendendoti partecipe. Come Alessandra Piccoli, che di avventure ne ha a non finire e le parole le usa con una semplicità poetica. Abbiamo parlato di viaggi, storie, sogni e tatuaggi.

Viste le tue esperienze nel mondo delle pubblicazioni, dei libri e degli autori, cosa vuol dire essere “scrittore” oggi? Sinceramente non saprei risponderti con esattezza perché ancora non mi definisco una scrittrice. Come tutti ho vissuto il mio percorso, fatto delle esperienze in questo mondo, ma non so se posso essere chiamata in tale modo. La scrittura è sempre stata per me un’esigenza, sin dalle superiori. Conoscendo sempre più persone sono stata spronata da queste a condividere le mie poesie per vedere come sarebbe stata la risposta di chi le avesse lette. Col tempo è nata anche l’esigenza di dar vita ad una rivista e questo è stato possibile grazie all’aiuto di altri autori. Credo che prima sia necessario capire che figura sia quella dello “scrittore”. Può essere definito così colui che scrive un libro all’anno o chi ne pubblica anche solo uno nella vita? O sono scrittori entrambi? Ad esempio, oltre alla poesia mi sono cimentata anche nella prosa, ma per diletto. Ho pubblicato qualche racconto per diverse riviste cartacee ed elettroniche, ma nulla di più per quanto riguarda la scrittura che non preveda versi. Mi è stato proposto di lavorare ad un romanzo e per me è una nuova avventura. Sarebbe interessante capire cosa si intende per “scrittore” oggi, davvero. Io scrivo, semplicemente.

Hai accennato al fatto che stai lavorando ad un romanzo. Immagino che per te sia un approccio totalmente differente rispetto a quello che hai sempre avuto per la poesia. Esatto, sono due aspetti della scrittura molto diversi tra loro, anche se delle volte entrano in contatto. Con la poesia è come se annotassi le emozioni, i profumi, le immagini di un preciso momento e le traducessi in parole. Viene tutto in maniera naturale, come se scattassi una foto. Per il romanzo il discorso è diverso. Richiede studio, conoscenza, continua revisione e uno stile che sappia catturare il lettore. Diventa un vero e proprio lavoro perché si deve dedicare del tempo. Nonostante questo mi piace, devo solo continuare ed imparare.

Quando scrivi, cosa ti ispira maggiormente? Leggendo i tuoi versi è come se si creasse un’atmosfera familiare. Sembra di trovarsi in cucina in un momento e a far compere al supermercato in un altro. Vengo ispirata molto dall’ambiente in cui vivo e che frequento, che sia casa mia o il mercato in piazza. Questi luoghi ospitano facce, raccontano storie e mi è impossibile non ascoltarle e venirne affascinata. Oltre a ciò, spesso mi aiutano molto altre forme artistiche come film, dipinti, canzoni. In genere parte tutto da immagini che ritrovo nel quotidiano e le traduco in parole, con semplicità.

Prima hai citato la rivista che hai creato insieme ad altri autori. Siete guidati da una poetica comune oppure ognuno propone i propri scritti contribuendo alla crescita del collettivo? Come collettivo siamo molto aperti a chi volesse farne parte anche se, generalmente, si avvicinano coloro che hanno maggiore affinità con ciò che scriviamo e con la nostra “politica”. Noi ci proponiamo di condividere, di portare la poesia in strada per non lasciarla sola in quei circoletti che la rendono elitaria. Non si può pretendere che essa si diffonda se viene condivisa in ambienti chiusi, tra quelle poche persone che possono frequentarle. Bisogna proporsi, nonostante non sia sempre così facile. Delle volte il messaggio non viene nemmeno inteso come avresti voluto. I rischi ci sono, ma fanno parte del gioco. Altrimenti dopo non ci si può lamentare del fatto che i libri di poesia siano difficili da trovare persino in libreria. Oltre ai classici non mi sembra che siano fornite. Al massimo trovi diverse edizioni della stessa opera, ma difficilmente mi è capitato di trovare nomi nuovi. Hai ragione, purtroppo capitano sempre più spesso situazioni del genere. Il problema è che per i libri di poesia si deve affrontare la pubblicazione in maniera diversa rispetto a quanto avviene per i romanzi. Puoi scrivere per nomi grossi solamente se hai un buon seguito e diverse pubblicazioni alle spalle. Devi dimostrare di saper affrontare le vendite senza perderci. Purtroppo si arriva sempre a dover affrontare logiche di mercato che, come in questo caso, rendono difficile la diffusione di una forma artistica. Per questo, come hai detto tu, nelle sezioni di poesia trovi principalmente i classici e qualche novità, se sei fortunato. Ed è triste, molto. A quanto mi sembra di capire, si sta assumendo un aspetto sempre più imprenditoriale a danni di quello artistico. Esatto, ed è per questo che con il collettivo cerchiamo di proporre una via alternativa a tutto questo. Alcuni scritti che arrivano in redazione meritano molto, ma visti gli ostacoli che si incontrano in questo mercato, l’autore non sempre riesce a pubblicare. Fa sempre più fatica e capita che il suo rimanga solo un sogno da custodire nel cassetto. A volte, sembra che si debba creare per forza un personaggio per poter sopravvivere in questi ambienti. Ed anche questo è davvero molto triste.

I miei eroi sono un po’ così. Fanno vela con i sogni in quei vicoli, portando storie e poesia a chi ancora non le ha ascoltate. Sono un po’ come i pirati, quelli che nei libri che leggevo da bambino erano i cattivi. E li ringrazio, davvero.

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